La scuola italiana viaggia a due velocità. Da un lato, infatti, si mostra capace di compiere autentici miracoli sul fronte dell’inclusione sociale, facendo crollare l’abbandono scolastico esplicito – che riguarda chi non arriva al titolo di scuola superiore – alla percentuale più bassa di sempre (7,3%) e, parallelamente, spingendo al ribasso anche la “dispersione implicita” – ovvero chi arriva alla soglia del diploma ma senza le competenze di base – scesa a un incoraggiante 6,3%. Preoccupa il dato delle elementari: un bambino su quattro non raggiunge il livello base in matematica. Sono i numeri fotografati dal Rapporto Invalsi 2026 presentato questa mattina presso la Camera dei Deputati.
Il livello raggiunto nel 2019, pre pandemia, non è mai più tornato in Italia come in altri Paesi occidentali – e ancora drammaticamente in affanno quando si tratta di garantire a tutti, in modo uniforme, le competenze culturali di base: a un passo dal diploma di Maturità, è ancora ben visibile una voragine didattica, con quasi 1 diplomato su 2 che finisce le scuole superiori senza avere basi confortanti in materie cardine, visto che solamente il 54% dei maturandi raggiunge livelli accettabili delle competenze di comprensione di testi in Italiano e solo il 52% fa altrettanto in Matematica. Cifre pesantissime, addolcite appunto dall’inversione di tendenza in alcune regioni del Sud e dalla scoperta di una Generazione Z realmente nativa digitale e pronta ad allargare i propri confini geografici, con ben 6 studenti su 10 che arrivano all’ultimo anno riuscendo a interpretare abbastanza agevolmente un testo in Inglese (non si può dire lo stesso per la comprensione in ascolto) e con competenze informatiche di livello “avanzato”.
Valditara: “Con taglio dispersione 520mila ragazzi hanno un futuro”
Soddisfatto dei dati sulla dispersione scolastica è il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che ha ringraziato “i docenti e i dirigenti che hanno consentito il raggiungimento di traguardi che erano insperati: il tasso di abbandono previsto da Invalsi scende al 7,3% e quindi sono oltre 520 mila i ragazzi recuperati dal 2022 ad oggi”: ragazzi “tolti dalla strada, dal divano, che hanno un futuro, sono sottratti al lavoro nero e alla criminalità. Questi dati si devono considerare, sono i dati più importanti per contrastare il lavoro nero, il fenomeno dei maranza, la criminalità”. L’Italia, ha sottolineato poi il ministro, “si colloca tra i paesi più virtuosi e supera Olanda, Estonia, e la Germania che è in costante peggioramento per abbandono scolastico. Nel 2020 Italia aveva fallito obiettivo europeo del 10%, noi abbiamo superato gli obiettivi”.
Crollo della dispersione scolatica
l punto di partenza obbligato per comprendere l’impatto di questo Rapporto è senza dubbio quel dato, anticipato in apertura, che sa di vera rivoluzione: l’Italia sta progressivamente sconfiggendo la piaga dell’abbandono scolastico precoce, tecnicamente definito come indicatore ELET (i giovani tra i 18 e i 24 anni che lasciano gli studi senza un diploma superiore o una qualifica). La discesa, già in atto da tempo, ha ora assunto i contorni di un trionfo strutturale: dopo essersi attestato all’8,2% nel 2025, il tasso di dispersione stimato parla di un ulteriore e vistoso crollo al 7,3% per il 2026. Si tratta di un record assoluto, che permette al nostro Paese non solo di aver già centrato il target fissato dal PNRR, ma di aver letteralmente polverizzato, con ben quattro anni di anticipo, anche il severissimo obiettivo del 9% imposto dall’Unione Europea per il 2030. Per capire l’impatto reale di questa percentuale, basta guardare la mappa del Vecchio Continente: oggi l’Italia, in termini di tenuta scolastica, vanta gli stessi livelli di nazioni storicamente virtuose come la Francia, il Belgio e i Paesi Bassi. I ricercatori INVALSI, per far comprendere meglio la portata del dato, hanno tradotto queste evidenze in un’immagine potentissima: dal 2019 a oggi, la quota di popolazione scolastica che riesce ad arrivare al traguardo del diploma o della qualifica è passata dall’86,5% al 92,7%, il che significa aver trattenuto nel sistema educativo la bellezza di circa 520.000 giovani in più, l’equivalente dell’intera popolazione di una città come Genova.
Il problema della scuola primaria con Matematica
La scuola primaria, fondamento dell’intero percorso, è il segmento che fatica maggiormente a ritrovare il passo dopo il profondo trauma della pandemia.Le prove somministrate agli 800mila bambini di seconda e quinta elementare certificano un panorama stagnante e, in alcuni casi, in regressione. In Matematica, la quota di bambini che raggiunge i livelli base è calata di ben 3 punti percentuali in un solo anno, fermandosi rispettivamente al 64% (seconda elementare) e al 63% (quinta elementare). Ampliando lo sguardo al periodo pre-Covid, i risultati medi di Italiano e Matematica per i più piccoli restano inferiori di circa 8-10 punti percentuali rispetto alla normalità del 2019.Anche qui, l’unico vero sorriso arriva dall’Inglese, dove i piccoli studenti sfiorano percentuali di apprendimento lodevoli: il 91% centra il traguardo in lettura e l’85% in ascolto. L’onda lunga di queste fragilità iniziali, poi, si ripercuote inevitabilmente alla scuola media (grado 8) e nel primo biennio delle superiori (grado 10), dove le percentuali di adeguatezza in Italiano e Matematica galleggiano su una media nazionale asfittica che oscilla tra il 55% e il 61%. Su questo, come avvertono i ricercatori, l’Italia scolastica deve fare i conti con una “nuova normalità”, come l’ha definita il ricercatore Roberto Ricci, Presidente dell’INVALSI. Il tempo delle lezioni frontali standardizzate e uguali per tutti è irrimediabilmente finito: per risollevare i livelli di una popolazione così eterogenea, le istituzioni dovranno investire in interventi granulari, classe per classe, alunno per alunno, potenziando la didattica, la formazione dei docenti e le infrastrutture.
Medie e Superiori
Alle medie in italiano Ricci mette le mani avanti presentando i grafici: “I ragazzi che esaminiamo sono quelli che hanno affrontato la primaria ai tempi della pandemia”. Una giustificazione per motivare gli scarsi livelli raggiunti in lettura e i dieci punti percentuali di divario tra Nord e Sud. Ma anche la valutazione del grado più basso ottenuta dal 50% degli allievi delle due grandi isole e della Calabria: in matematica si arriva persino al 60% di studenti con il livello uno (il peggiore). Solo in inglese e in informatica va meglio.
Le superiori sono quelle che se la cavano bene. In italiano oltre il 62% dei giovani in secondo superiore raggiunge la soglia dell’adeguatezza (a parte le citate regioni). E in matematica si registra persino un miglioramento al Sud. Maglia rosa per le competenze digitali: oltre l’80% garantisce competenze buone per quanto riguarda la sicurezza, la creazione di contenuti, la comunicazione e l’alfabetizzazione. Vanno bene in italiano gli studenti di quinto superiore: l’Invalsi registra un miglioramento in ogni macroarea compreso il Mezzogiorno (al Sud si passa dal 44% al 47% del livello di accettabilità e anche nelle isole dal 43% al 47%) con una incisiva riduzione delle differenze territoriali. Un trend confermato in matematica: a raggiungere il grado più alto di competenze sono il 52% degli studenti rispetto al 49% del 2025. Grave, tuttavia, il dato della Sardegna: circa il 70% non conquista il livello più basso. Ottimismo anche per l’inglese e le competenze digitali: sette allievi su dieci concludono le superiori con un grado avanzato di conoscenze.
Leggi anche altre notizie su CorriereUniv




