In una Gaza segnata dalle ferite della guerra, tra edifici distrutti e silenzi carichi di assenza, centocinquanta giovani hanno trovato la loro e la loro strada. All’Università al-Aqsa di Khan Yunis, nel cuore del territorio palestinese, si è tenuta la prima cerimonia di laurea dall’inizio del conflitto che, da oltre due anni, ha devastato ogni aspetto della vita civile, compreso il sistema educativo. Lì, dove il suono delle esplosioni aveva cancellato per mesi ogni eco di normalità, è tornata a risuonare la musica della Dabkeh, la danza tradizionale palestinese, accompagnata da applausi, lacrime e promesse di futuro.
Un gesto di resistenza e di dignità
La cerimonia è arrivata durante il fragile cessate il fuoco tra Israele e Hamas, durante il quale la comunità accademica ha potuto respirare e ricordare cosa significhi imparare, costruire, sognare. Gli studenti dell’Università al-Aqsa hanno affrontato anni di studi tra sfollamenti forzati, fame e paura costante. Molti di loro hanno perso familiari, case, strumenti di studio. Eppure, non hanno smesso di credere che l’istruzione fosse una forma di resistenza, un modo per affermare la propria esistenza in mezzo al caos.
Uno dei momenti più commoventi della giornata è stato l’omaggio collettivo dei laureati al loro professore, colui che – nonostante tutto – è rimasto accanto agli studenti, spingendoli a non arrendersi. Le sue parole, pronunciate davanti a una folla emozionata, hanno ricordato che “ogni libro salvato dalle macerie è un atto di speranza, ogni lezione continuata un seme di libertà”.
Questa laurea collettiva non è solo una conquista accademica: è un simbolo di sopravvivenza, di identità, di futuro. Tra i canti e le lacrime, gli studenti di Gaza hanno mostrato al mondo che anche sotto le macerie si può scegliere la vita, e che il sapere, più di ogni altra cosa, resiste al fuoco e alla distruzione. Un giorno di festa, in un tempo sospeso, per ricordare che la conoscenza resta la forma più pura di libertà.
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