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Fuorisede e Pasqua, tornare a casa costa sempre di più: “Spendo più di 300 euro”

CorriereUniv by CorriereUniv
3 Aprile 2026
in Scuola
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Fuorisede e Pasqua, tornare a casa costa sempre di più: “Spendo più di 300 euro”

Per molti fuorisede, le vacanze di Pasqua non sono solo un ritorno a casa. Sono anche un conto da pagare. E spesso salato.

Tra biglietti aerei sempre più cari, treni pieni e collegamenti complicati, rientrare nella propria città – soprattutto dal Nord al Sud – è diventato un vero e proprio lusso. Una condizione che riguarda migliaia di studenti, ma anche docenti costretti a lavorare lontano dalle proprie famiglie.


“Per tornare dai miei figli spendo 300 euro”

A raccontarlo è Antonio Talarico, insegnante calabrese che lavora in provincia di Como.

“Per tornare in Calabria dai miei figli piccoli a Pasqua ho speso 300 euro. È un quinto dello stipendio”, denuncia.

Una cifra che pesa, soprattutto considerando le altre spese: affitto al Nord, mutuo nella città d’origine, utenze e costi quotidiani.

“Ho fatto un sacrificio per lavorare, ma per tornare a casa perdo una parte importante di quello che guadagno”.


Voli cari e alternative difficili

Il problema principale resta il costo dei trasporti.

Per molte tratte verso il Sud, l’aereo è spesso l’unica soluzione sostenibile in termini di tempo.

“Per arrivare in Calabria in treno impiegherei circa 10 ore”, spiega il docente.

Ma i voli sono sempre più costosi, soprattutto nei periodi di maggiore richiesta come Pasqua.

Alcuni dati mostrano rincari significativi:

  • Torino–Brindisi +25%
  • Torino–Catania fino a 327 euro

Prenotare in anticipo, inoltre, non garantisce più un reale risparmio.


Studenti fuorisede: stessi problemi, meno certezze

Se i docenti possono almeno conoscere in anticipo il calendario scolastico, per gli studenti – e soprattutto per i precari della scuola – la situazione è ancora più incerta.

Chi studia o lavora con contratti temporanei spesso non sa con esattezza quando potrà partire, rendendo difficile organizzare il viaggio e contenere i costi.

Il risultato è lo stesso: molti rinunciano a tornare, oppure riducono al minimo i rientri durante l’anno.


Il peso economico del “doppio vivere”

Per chi è fuorisede, tornare a casa significa sostenere un doppio costo di vita.

Affitto, bollette e spese quotidiane nella città in cui si vive, a cui si aggiungono i costi per mantenere un legame con la propria famiglia.

Nel caso dei docenti, questa condizione è spesso temporanea ma lunga: anni lontani da casa in attesa di un trasferimento.

“Superiamo i mille euro di spese fisse ogni mese”, racconta Talarico. “E poi ci sono i viaggi”.


La richiesta: più tutele e agevolazioni

Tra le proposte, torna il tema della continuità territoriale, già prevista per Sicilia e Sardegna, che garantisce tariffe agevolate sui voli.

“Servirebbe un intervento politico anche per regioni come la Calabria”, spiega il docente.

Al momento esistono alcune agevolazioni per i lavoratori della scuola, ma spesso risultano insufficienti rispetto ai costi reali.


Un problema strutturale

Il caro trasporti si inserisce in un quadro più ampio: quello della mobilità forzata dal Sud al Nord.

Molti giovani e lavoratori sono costretti a spostarsi per studiare o lavorare, ma il prezzo di questo spostamento resta a carico loro.

E così, anche un ritorno a casa per pochi giorni – come a Pasqua – diventa una scelta economica difficile.

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