In Siclia è bufera per l’iniziativa che coinvolge circa 180 studenti degli istituti superiori di Modica, Ragusa, Vittoria e Comiso, impegnati in un corso organizzato dall’Aeronautica Militare in collaborazione con il Comune di Ragusa e l’Ufficio scolastico territoriale. Un percorso formativo che, secondo le istituzioni che sono coinvolte, punta a far conoscere ai ragazzi alcune attività e tecnologie legate al mondo aeronautico e alla difesa. Ma sull’iniziativa è arrivata la critica del Movimento delle mamme di Modica, che ha diffuso un documento in cui esprime grandi dubbi sull’opportunità di portare questo tipo di percorso dentro le scuole. Secondo il gruppo, il rischio è quello di avvicinare troppo l’ambiente educativo alle logiche militari.
“Il Movimento delle mamme trova contraddittoria e inopportuna questa modalità educativa“, si legge nel documento. Il movimento richiama inoltre le istituzioni locali e scolastiche a una riflessione sui principi della Costituzione italiana, citando in particolare gli articoli 11 e 33 e il principio di laicità della scuola. Viene menzionato anche Papa Leone XIV, come riferimento etico a sostegno della loro posizione. Le mamme spiegano: «Comprendiamo l’entusiasmo dei giovani ad approcciarsi a mezzi altamente tecnologici. Ringraziamo le forze militari per gli interventi di salvataggio e di aiuto in momenti critici ma sappiamo anche che le forze militari sono le prime ad essere coinvolte nei conflitti internazionali, che non utilizzano il dialogo ma solo il linguaggio delle armi».
“Nello specifico ci risulta che ancora nel 2026 l’Aeronautica militare è addestrata a rifornire in volo i terribili F35“. Da qui l’appello rivolto ai genitori a segnalare eventuali “ingerenze militari nelle scuole” tramite una casella di posta dedicata, e l’invito a inviare comunicazioni di protesta ai sindaci dei quattro comuni coinvolti per chi ritiene inopportuna questo tipo di iniziativa. Il movimento suggerisce anche di aprire gli spazi scolastici a interventi di esperti di diritto internazionale e costituzionale, oltre che di operatori umanitari, personale sanitario e associazioni attive nelle aree di conflitto, “in un tempo in cui ci occorre imparare la cooperazione tra i popoli e la solidarietà, attraverso tutte le diversità culturali, sessuali, religiose ed etniche”.
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