Si è tenuta ieri presso la sede romana del Parlamento Europeo una conferenza sul tema della disinformazione e della manipolazione informativa, organizzata in collaborazione con l’Osservatorio TuttiMedia. L’evento ha riunito esponenti istituzionali, rappresentanti delle piattaforme digitali e del mondo editoriale per discutere delle minacce alla democrazia nell’era digitale.
L’apertura di Corazza, Monti e Rossignaud
Ad aprire i lavori è stato Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio del Parlamento Europeo in Italia, che ha inquadrato così il tema: “La Presidente della Commissione Europea nel discorso sullo Stato dell’Unione dello scorso settembre ha pronunciato come prima parola ‘Europa in guerra’. Non solo la brutale aggressione della Russia all’Ucraina, ma soprattutto una guerra ibrida e cognitiva”. Corazza ha ricordato il lavoro delle commissioni speciali ING1 e ING2 sulle ingerenze straniere e della Commissione Speciale Scudo della Democrazia, sottolineando come “la posta in gioco oggi è la nostra libertà, la nostra piena indipendenza”. Insieme a Corazza, Cristina Monti della rappresentanza in Italia della Commissione Europea che ha evidenziato come “le guerre di oggi non si combattono soltanto sul terreno militare, si combattono con menzogne ed algoritmi” e Maria Pia Rossignaud di TuttiMedia, che ha sottolineato l’importanza di affrontare un tema come quello della responsabilità dell’informazione.
L’intervento del Sottosegretario Barachini
Il Sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini ha posto l’accento sulla necessità di un approccio concreto e operativo. “Dobbiamo superare la logica delle multe, cominciare a pensare di condividere anche economicamente la produzione del contenuto”, ha affermato Barachini. “Il contenuto è costoso, il contenuto è difficile, il contenuto è raro. La vera informazione è difficile da produrre e penso che bisogna creare una sorta di alleanza verso la produzione del contenuto”.
Il Sottosegretario ha spiegato che “bisogna ragionare sul fatto che quel contenuto di interesse pubblico sia visibile, sia reso visibile da chi distribuisce l’informazione, perché chi distribuisce l’informazione è editore responsabile tanto quanto chi produce quel contenuto”
Barachini ha citato l’esempio francese del rovesciamento dell’onere della prova del copyright e quello australiano della tassazione delle grandi over the top al 2-2,5% sul fatturato prodotto nel paese, ribadendo: “L’importante è che noi in Europa stiamo insieme, perché i nostri paesi sono troppo piccoli per vincere questa battaglia, per vincere per esempio la battaglia della sovranità digitale, della sovranità del dato, che è un tema anche di sicurezza nazionale”.
La vicepresidente Picierno: “La disinformazione è infrastruttura operativa dei conflitti”
Collegata da remoto, la vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno ha portato la sua lunga esperienza sul tema: “La disinformazione è diventata una infrastruttura operativa dei conflitti geopolitici contemporanei. Chi continua a trattarla come una questione mediatica sta drammaticamente sottovalutando la trasformazione che abbiamo davanti”.
Picierno ha proposto la “creazione di un’agenzia europea per la resilienza cognitiva e la difesa democratica, capace di integrare intelligence civile, monitoraggio degli algoritmi, server security e contrasto alle operazioni FIMI”, oltre a introdurre “stress test cognitivi e reputazionali per le grandi infrastrutture strategiche europee, esattamente come facciamo con i rischi finanziari o cyber”.
Le voci dell’industria editoriale
Gina Nieri, Consigliere di Amministrazione di MFE-MediaForEurope, ha evidenziato come “l’aspetto più delicato sia la sostenibilità dell’informazione”. Ha ricordato l’impegno quotidiano di Mediaset con “33 edizioni di telegiornali, circa 39 ore di informazione di qualità” prodotte ogni giorno, sottolineando: “le nostre fonti sono certificate, verificate, coperte dalla professionalità. In giro, a rischiare sui teatri di guerra non ci sono né droni, né immagini truccate dall’intelligenza artificiale, ci sono servizi di inviati che rischiano la vita per la passione che hanno per la verità”.
Andrea Riffeser Monti: “No all’anonimato in rete”
Andrea Riffeser Monti, Presidente della FIEG, ha lanciato una proposta netta: “Per ripulire questo mercato il 50% si può risolvere in una mossa sola: non far parlare più chi è anonimo. Se tu vuoi scrivere sulla rete, nome cognome, sei responsabile come tutti i direttori dei quotidiani”. Ha annunciato che la FIEG realizzerà “un decalogo con un accordo tra editori, direttori e giornalisti per dare ancora più credibilità sia ai cittadini che alle istituzioni”.
Laura Aria (AGCOM): “Serve una cassetta degli attrezzi nuovi”
Laura Aria, Commissario AGCOM, ha sottolineato come “l’Europa abbia già un sistema di robustissime regole” ma che “questo apparato regolatorio così complesso ha bisogno oggi di una messa a terra attraverso una regolazione giornaliera, una regolazione adattiva”. Ha citato come esempi virtuosi l’equo compenso, la misurazione dell’audience digitale e la prominence, ribadendo: “La soluzione normativa l’abbiamo già data, la dobbiamo soltanto far atterrare”.
Diego Ciulli (Google): “Monitoriamo 270 gruppi affiliati a governi”
Diego Ciulli di Google ha voluto mostrare “la Google che non si conosce”, spiegando l’impegno contro gli attacchi informatici: “Ogni giorno il nostro team specializzato di intelligence monitora 270 gruppi che riteniamo affiliati a governi. Nell’ultimo trimestre solo su YouTube abbiamo bloccato 1.256 canali di disinformazione russa”. Ha annunciato l’introduzione di “filigrane digitali per cui le macchine riescono a identificare i video generati con intelligenza artificiale” e che “YouTube sta sviluppando la capacità di identificare automaticamente se un video è creato con l’intelligenza artificiale, la partita di oggi è insegnare alle persone a distinguere contenuti manipolati”.
Salvatore De Meo (PPE): “Definire cos’è un atto bellico”
L’europarlamentare Salvatore De Meo ha evidenziato come “la sicurezza globale non si misura più soltanto dal numero dei carri armati”, ricordando il lavoro della NATO che “ha riconosciuto la guerra cognitiva come uno degli elementi su cui bisogna fondare il nostro sistema di sicurezza”. De Meo ha rivelato che si sta lavorando “per arrivare anche alla definizione di atto bellico perché ad oggi manca una definizione che permetta poi anche di attivare i meccanismi di cui all’articolo 42.7 del trattato”.
Sergio Piazzi (PAM): “Serve collaborazione di tutti”
Sergio Piazzi, Segretario Generale dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, ha portato la prospettiva di una regione che va “dalla Mauritania al Portogallo, fino alla Romania, passando per Israele e Palestina”. Ha proposto “un seminario dove portare insieme parlamentari dei 36 paesi, il settore privato, il settore scientifico, per vedere come andare avanti non solo col decalogo ma anche con l’accountability”.
Antonio Marano (CRTV): il valore della libertà di informazione
Antonio Marano, Presidente di Confindustria Radio Televisioni, ha posto l’accento sulla questione economica: “L’editoria ha un costo. Un giornalista è libero quando è pagato”. Ha denunciato come “il mercato italiano sia passato da 2 a 7 miliardi di entrate pubblicitarie da parte degli over the top” e come nei prossimi tre anni “altri 600 milioni verranno trasferiti pubblicitariamente” con grave danno per l’editoria tradizionale. “Non è possibile mantenere un’editoria sana se non c’è una difesa oggi non più nazionale ma europea”, ha concluso.
La conferenza ha evidenziato un consenso trasversale sulla necessità di affrontare la disinformazione come minaccia strategica alla democrazia, combinando regolamentazione europea, responsabilità delle piattaforme, sostenibilità economica dell’editoria professionale ed educazione dei cittadini alla literacy digitale.




