All’Istituto centrale per la grafica, Design Habilis ha messo al centro una domanda cruciale per il presente e per il futuro del progetto: come si insegna oggi il design in un mondo attraversato da trasformazioni digitali, transizione ecologica e nuovi bisogni sociali. Al cuore del convegno, promosso da ISIA Roma, c’è la didattica della relazione sistemica nel design, intesa non come semplice trasmissione di competenze tecniche, ma come costruzione di strumenti critici per leggere e trasformare il contemporaneo.
A dare il senso più netto dell’iniziativa è Tommaso Salvatori, direttore di ISIA Roma, che lega il convegno a una riflessione più ampia sulla formazione: “Design Habilis è un convegno che abbiamo organizzato e curato come ISIA di Roma proprio per focalizzare quella che è la formazione del design, all’interno delle grandi trasformazioni digitali, della grande trasformazione ecologica, della sostenibilità, insomma di tutto quello che ci accade attorno”. Per Salvatori, il design “parla sempre, opera sempre all’interno del contemporaneo, affronta i temi del contemporaneo e le problematiche della collettività”, e proprio per questo oggi “c’è assolutamente il bisogno di rifocalizzare quello che è il tema della formazione del design”.

Il convegno guarda in avanti, ma tiene insieme anche memoria e tradizione. Salvatori ricorda infatti che il fondatore dell’ISIA, Giulio Carlo Argan, aveva già voluto nel 1977 e nel 1978 momenti di confronto intitolati Design e formazione, pensati per aprire la scuola al dialogo con la collettività e rendere la didattica più aderente al mondo reale. In questo senso, Design Habilis si presenta come l’evoluzione contemporanea di quella intuizione.
La novità più significativa, però, è la proposta lanciata per il futuro. “Oggi abbiamo lanciato l’idea della prossima edizione che non sarà solo una conferenza ma sarà un osservatorio permanente sulla formazione del design”, spiega Salvatori. Un progetto ambizioso, che punta a diventare “il primo osservatorio in Italia che parlerà proprio di questo, studierà, analizzerà, raccoglierà dati e informazioni e creerà una rete nazionale e internazionale proprio su quello che è la formazione del design”. È qui che si concentra il messaggio più forte uscito dall’iniziativa: non solo un appuntamento di riflessione, ma un’infrastruttura culturale stabile capace di monitorare i cambiamenti della didattica e connettere scuole, istituzioni e ricerca.
Anche sul fronte delle prospettive professionali, Salvatori insiste su una visione allargata del design. “Le opportunità occupazionali sono molto ampie perché ormai il mondo del design è pervasivo in tantissimi ambiti, non solo della cultura materiale ma anche immateriale”, osserva, ricordando che oggi il progetto non riguarda soltanto il prodotto-oggetto, ma anche comunicazione, servizi e processi. In questa prospettiva, il lavoro di ISIA è quello di muoversi “all’interno del design a 360 gradi”.
Non a caso, tra gli strumenti più innovativi citati dal direttore c’è anche il dottorato di ricerca dedicato al design for social change, cioè al design come leva per il cambiamento sociale. Un campo che chiama in causa il territorio, la valorizzazione dei contesti, la dimensione strategica del progetto e la sua funzione collettiva. Salvatori sottolinea che studenti e studentesse dell’ISIA non si limitano a entrare nel mercato del lavoro, ma “innovano il mondo del lavoro e anzi creano nuovi tipi di professionalità”. È un passaggio decisivo, perché racconta un’idea di formazione che non risponde soltanto a professioni esistenti, ma contribuisce a generarne di nuove.
A rafforzare il senso dell’iniziativa è anche l’intervento di Giovanna Cassese, presidente di ISIA Design Roma e presidente del Consiglio Nazionale per l’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica. Cassese definisce Design Habilis “un’iniziativa veramente importante” anche per il luogo che la ospita: l’Istituto centrale per la grafica, descritto come uno spazio “un po’ magico, un po’ particolare”, che “non è un museo, ma è un centro di ricerca fin dalla sua fondazione”. Proprio questo carattere, spiega, rende evidente il nesso profondo tra musei e formazione.
“Per il futuro dell’Italia credo sia essenziale ribadire l’importanza della formazione artistica per il patrimonio materiale e immateriale dell’Italia”, afferma Cassese. Il punto, per la presidente, è che musei e alta formazione artistica hanno bisogno gli uni dell’altra: “I musei oggi hanno assolutamente bisogno dell’alta formazione artistica come l’alta formazione artistica ha bisogno dei musei, sono nati insieme”. La scelta di ospitare qui il convegno, dunque, non è solo logistica ma culturale: ribadisce “questa comunione di intenti” e il legame tra ricerca, produzione artistica e formazione avanzata.
Cassese inserisce poi Design Habilis in un passaggio più ampio che riguarda l’intero sistema dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica. “Siamo particolarmente grati al ministro Anna Maria Bernini”, dice, perché “dopo tanti anni dalla riforma 508 finalmente stiamo portando a termine la riforma e finalmente si sono aperti i dottorati di ricerca e si sta finalmente valutando la ricerca artistica come fondamentale per la cultura italiana e la cultura internazionale”. Una svolta che per Cassese ha anche un forte valore simbolico: in un Paese con il patrimonio culturale dell’Italia, era paradossale che la ricerca artistica non fosse ancora pienamente riconosciuta.
L’apertura dei dottorati nel 2024, sottolinea ancora Cassese, segna quindi l’avvio di una stagione nuova, fondata su una ricerca transdisciplinare che va “dal restauro alla danza, alla musica” e che promette di produrre risultati importanti già con i primi dottorandi. In questo quadro, Design Habilis assume il profilo di un laboratorio di idee che tiene insieme formazione, sistema culturale e innovazione della ricerca.
Il convegno, insomma, non si limita a interrogarsi su come insegnare il design. Propone piuttosto un cambio di prospettiva: formare progettisti capaci di lavorare dentro reti complesse di relazioni, tra ambiente, tecnologia, cultura e società. Ed è proprio l’idea lanciata da Salvatori — un osservatorio permanente sulla formazione del design — a offrire il segno più concreto di questa ambizione: trasformare una giornata di confronto in un presidio duraturo, in grado di leggere il presente e orientare il futuro del design in Italia.
Mariano Berriola



