Il Senato della Repubblica ha approvato il ddl reclutamento, il disegno di legge (ddl) n. 1518, che riforma le modalità di accesso, valutazione e reclutamento del personale ricercatore e docente universitario. La riforma, collegata alla legge di bilancio, abroga l’attuale sistema dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), sostituendolo con un nuovo modello basato su specifici requisiti di produttività e qualificazione scientifica. La votazione ha registrato 72 voti favorevoli e 48 contrari. Ora il ddl passerà all’esame della Camera dei Deputati.
La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha commentato con soddisfazione l’approvazione del ddl, evidenziando che la riforma rappresenta un passo avanti verso un sistema di reclutamento più semplice, meno burocratico e più efficiente. “La riforma dell’Abilitazione scientifica nazionale supera le storture di una norma ormai datata, a cominciare dall’enorme aspettativa generata dalle migliaia di abilitati che non riuscivano a completare il proprio percorso rimanendo in un odioso limbo”, rileva Bernini in una nota. La ministra ha affermato che il nuovo sistema valorizza l’autonomia e la responsabilità degli atenei, facilitando il percorso di carriera dei docenti e ricercatori e favorendo una maggiore trasparenza.
Le opposizioni: “Riforma toglie autonomia agli Atenei”
Il senatore del Partito Democratico Francesco Verducci, membro della Commissione Istruzione e Cultura, ha espresso con forza le proprie riserve durante la dichiarazione di voto. Secondo Verducci, il ddl rappresenta un elemento di una strategia governativa che mira a sottrarre autonomia alle università, rendendole dipendenti dall’esecutivo, e a ridurre i diritti e la rappresentanza dei lavoratori nel settore accademico.
“Si allontana il sistema universitario italiano dagli standard europei e internazionali,” ha sottolineato, denunciando il taglio delle risorse agli atenei e la reintroduzione della precarietà. Verducci ha ricordato che nelle quattro manovre di bilancio del Governo Meloni non è stato mai varato un piano di reclutamento, e che le assunzioni realizzate fino ad oggi sono state possibili solo grazie ai finanziamenti pluriennali della legislatura precedente.
In vista del 2027, il 40% degli atenei italiani rischia la chiusura a causa della fine dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e della mancata previsione di ulteriori stanziamenti da parte del governo. Questo scenario potrebbe comportare l’espulsione di oltre 15mila ricercatori, definita da Verducci una “sconfitta epocale per il sistema paese”.
Inoltre, ha criticato le recenti modifiche alla governance dell’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), che trasformerebbero l’agenzia da organo tecnico a braccio operativo dell’esecutivo, permettendo di premiare gli atenei allineati e penalizzare gli altri. Secondo il senatore Pd, ciò configura una torsione autoritaria, accentuata dalla volontà di inserire rappresentanti governativi nei consigli di amministrazione universitari, compromettendo di fatto l’autonomia degli atenei.
Il percorso legislativo
Il ddl n. 1518, presentato dal Governo il 3 giugno 2025 e assegnato alla 7ª Commissione permanente Cultura e Istruzione, ha attraversato una fase di approfondito esame in Commissione, con numerose audizioni di rappresentanti del mondo universitario, associazioni di settore e istituzioni coinvolte. Il relatore di maggioranza, senatore Mario Occhiuto (FI), ha guidato l’iter parlamentare che ha portato all’approvazione in Senato.
Il testo ora passerà all’esame della Camera dei Deputati per la seconda lettura. La riforma è attesa con attenzione dal mondo accademico, dalle istituzioni e dagli studenti, in un momento delicato per il futuro del sistema universitario italiano.
L’approvazione del ddl rappresenta un momento cruciale per il sistema universitario nazionale, con opinioni fortemente divergenti tra le forze politiche e gli esperti del settore, che sottolineano sia le potenzialità di modernizzazione sia i rischi di un indebolimento dell’autonomia accademica e delle condizioni di lavoro nel comparto.
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