“Non era un santo da immaginetta”. A ricordarlo a Vaticn News è suor Monica Ceroni, religiosa delle Marcelline e oggi preside dell’Istituto di Piazza Tommaseo a Milano, che fu insegnante di religione del primo “santo millennial” della Chiesa. Nei corridoi di quella scuola, Carlo Acutis ha trascorso otto anni della sua vita, dai sei ai quattordici, tra lezioni, giochi e amicizie. Il 7 settembre è stato canonizzato insieme a un altro giovane, Pier Giorgio Frassati.
Chi immagina uno studente modello, impeccabile in ogni materia, resta sorpreso: i compiti di Carlo non erano sempre in ordine e le sue pagelle non brillavano solo di “ottimo”. A volte, racconta suor Monica, non ripeteva perfettamente la lezione perché era già alla ricerca di qualcosa di più profondo. In religione, però, il voto massimo non mancava mai. “E io non faccio sconti”, precisa la docente.
Carlo era un adolescente vivace, capace di combinare scherzi come quello in cui si nascose con un compagno nell’armadio per spaventare un’insegnante, ma al tempo stesso mostrava una maturità insolita. Sapeva accogliere e valorizzare chi veniva emarginato: Andrea, considerato lo “sfigato di turno”, grazie a lui trovò amicizia e dignità.
Dietro l’aura di santità, restava un ragazzo normale: obbediva alla madre pur desiderando libertà, amava i videogiochi e l’informatica, coltivava curiosità e domande intelligenti. La sua fede non si manifestava in gesti eclatanti, ma in una relazione quotidiana e autentica con Gesù. “Non girava con il rosario in mano”, ricorda suor Monica, “la sua amicizia con Cristo era bussola di ogni giorno”.
Quando morì nel 2006, a soli 15 anni, stroncato da una leucemia fulminante, la sua comunità si raccolse intorno alla famiglia. Persone semplici, spesso in disparte, vollero partecipare commosse al suo funerale. Per suor Monica, però, Carlo resta soprattutto quel ragazzo che correva lungo le scale e saltava sui pavimenti appena lucidati. Ancora oggi, passando davanti alla sua foto appesa tra quelle degli altri studenti, gli affida i ragazzi della scuola: “Gli dico: ‘Ciao Carlo, pensaci tu’”. Un “santo del banco accanto”, che continua a parlare ai giovani con la forza della sua autenticità.
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