Il Consiglio dei ministri ha approvato la nuova denominazione dei titoli rilasciati dalle istituzioni dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica. I diplomi di primo livello saranno lauree, quelli di secondo livello lauree magistrali. Corriereuniv ha raggiunto ieri l’ex presidente del Cnam ed attuale membro del consiglio direttivo dell’Anvur Giovanna Cassese, che non ha nascosto la sua soddisfazione per quello che ha definito “un vero evento storico” ed ha affidato il suo commento in una nota che proponiamo in questo articolo.
Non più diplomi accademici, dunque, ma lauree a tutti gli effetti. Con l’approvazione di ieri, al via il provvedimento che attribuisce ai titoli di primo livello rilasciati dalle istituzioni dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica la denominazione di “laurea” e a quelli di secondo livello quella di “laurea magistrale”.
Una svolta attesa da decenni, destinata a incidere sul riconoscimento nazionale e internazionale dei percorsi svolti nelle Accademie di Belle Arti, nei Conservatori di musica, negli Istituti superiori per le industrie artistiche, nell’Accademia nazionale di danza e nell’Accademia nazionale d’arte drammatica.
A sottolineare il valore del provvedimento è innanzitutto Giovanna Cassese, già presidente del Consiglio nazionale per l’Alta Formazione Artistica e Musicale, che parla di una decisione di «grandissima rilevanza».
«La trasformazione del diploma dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica è un provvedimento di grandissima rilevanza e personalmente sono, e siamo tutti, davvero grati alla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini», ha dichiarato Cassese.
Il cambiamento, secondo la presidente del CNAM, produrrà effetti importanti tanto in Italia quanto all’estero, rafforzando il ruolo di istituzioni che rappresentano una parte essenziale dell’identità culturale del Paese.
«Avrà esiti importanti in ambito nazionale e internazionale per rafforzare il prestigio di Accademie, Conservatori e ISIA, grande patrimonio materiale e immateriale del Paese, e segna la definitiva equiparazione dell’Afam al sistema universitario».
Per Cassese si tratta di un vero e proprio «cambio epocale», inserito in un processo di riforma avviato negli ultimi anni e fondato sul riconoscimento della ricerca artistica come componente pienamente legittima e strategica del sistema nazionale dell’alta formazione.
«Un cambio epocale che la ministra porta avanti con decisione dal 2022, con una politica lungimirante che crede nella ricerca artistica», ha aggiunto la presidente, ricordando anche la recente approvazione da parte del Consiglio dei ministri del regolamento per la programmazione, lo sviluppo e la valutazione del sistema Afam, atteso dalla legge di riforma del 1999.
Bernini: «L’Afam è un patrimonio d’oro per l’Italia»
Soddisfazione è stata espressa anche dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che ha presentato la norma come il punto di arrivo di un percorso costruito nel tempo.
«È una norma che conclude un percorso di cui siamo orgogliosi. Diamo all’Alta formazione il posto che merita e che finora non ha avuto, trasformando il diploma del grande mondo dell’Afam in laurea con una norma primaria e non in modo improvvisato», ha dichiarato la ministra al termine del Consiglio dei ministri.
Bernini ha definito l’Afam «un comparto che è oro per l’Italia», sottolineando come la nuova denominazione permetta di superare una distinzione diventata sempre meno coerente con il livello e la qualità della formazione offerta.
«Si tratta di un percorso iniziato da molto tempo. Non ci saranno più problemi di equiparazione con l’Europa e con il resto del mondo», ha aggiunto la ministra.
La precedente denominazione, pur essendo accompagnata da una sostanziale equiparazione giuridica con i titoli universitari, aveva infatti continuato a creare difficoltà pratiche. I problemi riguardavano soprattutto il riconoscimento dei titoli all’estero, la partecipazione ai programmi di mobilità internazionale come Erasmus+, l’accesso ai concorsi pubblici e alcune procedure amministrative.
La sostituzione delle denominazioni punta dunque a rendere immediatamente riconoscibile il livello dei titoli Afam, eliminando ambiguità che penalizzavano studenti e diplomati soprattutto fuori dall’Italia.
Dai primi dottorati alla riforma del sistema
La trasformazione dei diplomi in lauree rappresenta l’ultimo passaggio di un percorso più ampio di avvicinamento dell’Afam al sistema universitario.
Uno dei risultati più significativi è stata l’introduzione dei dottorati di ricerca Afam. Il decreto ministeriale del febbraio 2024 ha definito le modalità per l’accreditamento, l’istituzione e il funzionamento dei corsi, consentendo ad Accademie, Conservatori e agli altri istituti del comparto di attivare autonomamente percorsi di terzo livello a partire dall’anno accademico 2024-2025.
Per la prima volta, quindi, la formazione artistica, musicale, coreutica e del design ha potuto sviluppare propri dottorati, riconoscendo ufficialmente la ricerca artistica e performativa come attività capace di produrre innovazione, conoscenza e sperimentazione.
Al riconoscimento normativo si è affiancato un crescente investimento economico. Nel 2025 il Ministero ha destinato 15 milioni di euro al finanziamento delle borse per i corsi di dottorato Afam accreditati. Nel giugno 2026 è stato inoltre definito un piano da oltre 100 milioni di euro per il periodo 2026-2031, con risorse sufficienti a sostenere circa 283 borse di dottorato ogni anno.
Un altro tassello è arrivato il 23 luglio 2026, con il via libera del Consiglio dei ministri al regolamento sulla programmazione, lo sviluppo e la valutazione delle istituzioni Afam. Il provvedimento, atteso da oltre venticinque anni, introduce un sistema più organico per valutare la qualità dell’offerta formativa, dei servizi agli studenti, della ricerca, dell’internazionalizzazione e della sostenibilità delle singole istituzioni.
Negli ultimi anni sono stati inoltre aggiornati i settori artistico-disciplinari e rafforzate le condizioni per lo sviluppo della ricerca, della cooperazione internazionale e dei percorsi interdisciplinari, rendendo il sistema più vicino agli standard europei dell’alta formazione.
Una distanza durata oltre venticinque anni
La legge di riforma del 1999 aveva collocato Accademie e Conservatori nel sistema italiano dell’alta formazione, riconoscendone l’autonomia e la natura di istituzioni di livello superiore. Per oltre venticinque anni, tuttavia, è rimasta una distanza anche simbolica rispetto all’università: a percorsi organizzati secondo la stessa articolazione in tre cicli e fondati sui crediti formativi continuavano a corrispondere titoli con denominazioni differenti.
La nuova norma interviene proprio su questa contraddizione. Non modifica la qualità o la durata dei percorsi, già riconosciuti nell’ordinamento, ma restituisce loro una denominazione immediatamente comprensibile in Italia e all’estero.
Per migliaia di studenti e diplomati non si tratta soltanto di un cambiamento lessicale. Chiamare “laurea” il titolo conseguito in un’Accademia o in un Conservatorio significa riconoscere pienamente il valore accademico di studi che richiedono preparazione, selezione, ricerca e alta specializzazione.
Con i dottorati, i nuovi strumenti di valutazione e ora la trasformazione dei diplomi in lauree, l’Afam compie così un altro passo decisivo verso una piena integrazione nel sistema nazionale ed europeo dell’alta formazione.
Mariano Berriola



