Capire il mondo che cambia per non subirlo. È il filo conduttore del panel “Il mondo che cambia: la geopolitica spiegata ai giovani”, tenuto a OrientaSud 2026 da Massimiliano Lenzi, giornalista, scrittore e autore tv, e da Barbara Schiavulli, giornalista, inviata di guerra e direttrice di Radio Bullets. A moderare l’incontro è stato Emiliano Errico, giornalista Rai. Schiavulli ha chiesto ai ragazzi di non voltarsi dall’altra parte. “Oggi bisogna dimostrare quanto la guerra sia il male e non possa essere una soluzione politica”, ha detto, notando che sono sempre più numerosi i giovani che dicono basta ai conflitti. Per capirli, però, bisogna chiedersi chi ci guadagna. Le guerre di oggi, ha spiegato, si combattono in mezzo alla gente e hanno spesso natura ibrida, coinvolgendo anche chi vive a migliaia di chilometri dai luoghi in cui sono geograficamente localizzate.
L’inviata ha raccontato cosa significa lavorare sul campo: “La guerra è brutta e puzzolente”. Sul posto non si lavora mai da soli, ma con un fixer, di solito un collega o una guida locale, che rischia anche più del giornalista perché resta lì quando l’inviato riparte. Molti di loro sono morti. Tornare in quei luoghi, ha aggiunto, è duro anche per la quantità di propaganda che si incontra.

Schiavulli ha portato esempi concreti: l’Afghanistan, dove le donne non possono fare nulla, nemmeno essere estratte dalle macerie di un terremoto senza l’aiuto di un familiare, e un parto raccontato in diretta a un posto di blocco israeliano vicino a Gerusalemme. Sul conflitto israelo-palestinese ha ricordato le speranze di miglioramento dopo le elezioni, rimaste deluse, con i coloni che “spadroneggiano” in Cisgiordania. Una collega, ha raccontato, ha rischiato di essere uccisa e ne è uscita con quattro vertebre spostate e un dito quasi staccato. La guerra, ha osservato, ha anche rotto l’equilibrio tra ebrei ortodossi e israeliani. Al centro del suo intervento c’è il dovere di chi fa informazione: verificare ciò che si scrive e ciò che si dice, sempre, e aiutare i giovani a distinguere un’informazione vera da una falsa, la propaganda dalla cronaca. Ai giornalisti spetta far conoscere queste storie “nella maniera corretta o più corretta possibile”.
Geopolitica come cultura
Per Lenzi spiegare la geopolitica ai giovani significa dare loro uno strumento per capirla, e questo strumento è la cultura. Il giornalista ha poi guardato agli Stati Uniti. A suo avviso, l’immagine di un’America isolazionista data da Trump ha pesato sulla sconfitta repubblicana, insieme alle azioni dell’Ice e a una guerra con l’Iran “fatta e poi persa”. Gli Epstein Files, ha detto, sono stati un fattore laterale: hanno contato di più l’Ice e le guerre. Per Lenzi, il fatto che i fiumi di denaro spesi nella campagna dei repubblicani non siano bastati a vincere dice quanto il sistema democratico americano sia ancora sano. E poiché per gli americani la libertà è qualcosa di sacro, è stata questa a decidere le sorti del voto. Un mondo complesso, ha concluso, è difficile da modificare. Il messaggio è semplice: “Bisogna capire quali sono i propri desideri e perseguirli”.





