Birmingham consegna all’Italia un trionfo che va oltre il medagliere. Nell’ultima gara della rassegna europea di atletica gli Azzurri hanno superato la Gran Bretagna in una sfida vissuta fino all’ultimo centesimo, chiudendo la manifestazione al primo posto. Ma dietro ai numeri c’è una storia che merita di essere raccontata: quella di una squadra che rappresenta, meglio di ogni altra disciplina, l’Italia nuova e plurale che cresce nelle province e si forma nel mondo.
I nuovi campioni italiani di seconde generazioni
Buona parte degli atleti che sono saliti sul podio a Birmingham sono figli dell’immigrazione arrivati in Italia da bambini: da Dariya Derkach ad Alexandrina Mihai, da Eseosa Desalu a Zane Weir, passando per Andy Diaz e Sofiia Yaremchuk. A differenza di quanto accade in altri sport, questi ragazzi non sono mai stati reclutati a tavolino per rinforzare le squadre nazionali: sono cresciuti nei piccoli club locali, in un percorso di inclusione naturale che l’atletica italiana porta avanti da tempo, ben prima che arrivassero i risultati.
Il trenta atleti che sono saliti sul podio agli Europei — quindici uomini e quindici donne, in perfetta parità — e gli altri trenta che li hanno sfiorati raccontano un’identità condivisa: quella di chi si allena lontano da casa, spesso in gruppi sportivi militari, e intanto porta avanti gli studi universitari fino alla laurea, senza rinunciare a una vita “normale” parallela allo sport.
Studio e sport binomio costante
Nadia Battocletti, unica a conquistare due titoli europei, è la sintesi perfetta di questo mondo: nata a Cavareno, borgo trentino di poco più di mille abitanti, ha un padre italiano e una madre di origini marocchine, ex atleta lei stessa. Parla con naturalezza sia l’italiano che l’arabo, rispetta le tradizioni religiose della propria famiglia e a marzo, dopo un’altra doppietta, si laureerà in Ingegneria e Architettura.
Molti dei protagonisti azzurri uniscono l’alto livello sportivo a percorsi accademici impegnativi. Eloisa Coiro, agli 800 metri, vive tra Sabaudia e il liceo internazionale Chateaubriand, ha già una laurea e sta completando gli studi in giurisprudenza alla Luiss; a Birmingham ha sfiorato il record italiano della categoria, storico primato che resisteva da decenni. Sofia Fiorini si è trasferita da Arezzo a Milano per conciliare studio e allenamento nella marcia, disciplina in cui ha vinto con ampio margine. Lorenzo Benati, protagonista nella 4×400, studia Medicina alla Sapienza e coltiva la passione per il pianoforte.
Il nodo del Mezzogiorno
L’unico rammarico di una squadra altrimenti compatta e vincente resta la scarsa rappresentanza del Mezzogiorno, penalizzato da impianti sportivi fatiscenti, scarsità di risorse e un numero ridotto di tecnici qualificati. Tra i finalisti c’è un velocista napoletano costretto a trasferirsi a Roma per potersi allenare adeguatamente, segno di un problema strutturale che la vittoria europea non riesce a nascondere. Manca, insomma, quella generazione di campioni che il Sud aveva saputo regalare in passato all’atletica italiana.



