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Trasparenza salariale, i nuovi obblighi per gli annunci di lavoro e cosa cambia per i colloqui in Italia

Marco Vesperini by Marco Vesperini
22 Giugno 2026
in Lavoro
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Trasparenza salariale, i nuovi obblighi per gli annunci di lavoro e cosa cambia per i colloqui in Italia

Niente più annunci di lavoro senza indicazioni sulla retribuzione né colloqui in cui viene chiesto ai candidati quanto guadagnassero nel precedente impiego. Sono queste alcune delle principali novità introdotte dal decreto legislativo n. 96/2026, entrato in vigore il 7 giugno scorso, che recepisce la direttiva dell’Unione europea sulla trasparenza salariale. Oltre a riconoscere ai lavoratori il diritto di conoscere lo stipendio medio dei colleghi che svolgono mansioni equivalenti, la nuova normativa introduce per le aziende una serie di obblighi finalizzati a garantire maggiore trasparenza nelle procedure di selezione e assunzione.

Conoscere lo stipendio offerto già negli annunci di lavoro

L’obiettivo della direttiva 2023/970, approvata dal Parlamento e dalla Commissione europee, è promuovere la parità di trattamento tra lavoratrici e lavoratori e ridurre il gender pay gap, cioè il divario retributivo tra uomini e donne. Per favorire questo cambiamento, il decreto legislativo italiano impone alle aziende di rendere note le informazioni economiche relative alla posizione offerta già nella fase di pubblicazione degli annunci di lavoro. I datori di lavoro potranno indicare la retribuzione annua lorda (Ral) oppure la fascia retributiva prevista per il ruolo.

Nel decreto legislativo pubblicato in Gazzetta ufficiale, all’articolo 5, si legge che “ai candidati ad un impiego sono fornite indicazioni in ordine alla retribuzione iniziale o alla relativa fascia da attribuire alla posizione, sulla base di criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere, e alle pertinenti disposizioni del contratto collettivo applicato dal datore di lavoro in relazione alla posizione”. La norma precisa inoltre che “tali informazioni sono fornite negli avvisi e nei bandi con cui vengono rese note le opportunità di lavoro”.

Cosa cambia durante i colloqui: vietato parlare degli stipendi precedenti

Non solo, con il nuovo decreto sulla trasparenza salariale, le aziende dovranno prestare maggiore attenzione anche alle domande rivolte ai candidati durante i colloqui di lavoro. In particolare, chi si occupa della selezione non potrà chiedere quale fosse la retribuzione percepita nel precedente impiego. L’obiettivo della norma è evitare che eventuali discriminazioni salariali subite in passato continuino a riflettersi anche nei nuovi rapporti di lavoro. Lo stipendio dovrebbe infatti essere determinato esclusivamente in base al ruolo ricoperto, alle competenze del candidato e al valore di mercato della posizione, senza essere influenzato da fattori esterni.

La disposizione è contenuta nell’articolo 5 del decreto legislativo, dove si legge che “ai candidati a un impiego non possono essere chieste informazioni sulle retribuzioni percepite negli attuali o nei precedenti rapporti di lavoro”. Il testo aggiunge inoltre che “le stesse informazioni non possono essere acquisite con altre modalità dai datori di lavoro, neanche indirettamente, per il tramite di soggetti ai quali abbiano affidato la fase di selezione o di assunzione”.

Stop agli annunci divisi per genere: non si potrà più cercare un “magazziniere uomo” o una “baby sitter donna”

Come abbiamo detto, l’intera direttiva Ue mira a contrastare il divario retributivo di genere. A questo scopo introduce anche nuove regole per le procedure di selezione e assunzione, che devono essere condotte “in modo non discriminatorio”. Di conseguenza, una volta entrata in vigore la legge, non sarà più possibile indicare il genere richiesto per una posizione lavorativa. Spariranno quindi gli annunci che cercano un “magazziniere uomo” o una “baby sitter donna”, considerati discriminatori perché escludono uno dei due generi.

Lo stesso articolo della legge precisa che “gli avvisi e i bandi con cui sono rese note le opportunità di lavoro pubblico e privato sono redatti secondo criteri neutri sotto il profilo del genere, anche in relazione ai titoli professionali richiesti”. L’obiettivo è quello di “non compromettere il diritto alla parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore”.

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