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Oltre il 14% degli insenganti under 30 vuole lasciare la scuola: il rapporto

Marco Vesperini by Marco Vesperini
22 Giugno 2026
in Scuola
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La scuola in Europa si trova di fronte a una doppia sfida: da un lato l’invecchiamento del corpo docente, dall’altro la crescente difficoltà nel trattenere i giovani insegnanti. È quanto emerge dal rapporto della Commissione europea The teaching profession in the EU: A comparative analysis building upon the TALIS 2024 results, che analizza condizioni di lavoro, soddisfazione professionale e prospettive di carriera degli insegnanti nei Paesi dell’Unione.

I dati mostrano una situazione che preoccupa i decisori politici europei. Gli insegnanti con meno di 30 anni rappresentano appena l’8% della forza lavoro docente, mentre circa il 40% ha già superato i 50 anni. Una struttura demografica che pone interrogativi sulla capacità dei sistemi scolastici di garantire il necessario ricambio generazionale nei prossimi anni.

Aumento delle intenzioni di abbandono

Uno dei dati più significativi riguarda le intenzioni di lasciare la professione. A livello europeo, la quota di insegnanti under 30 che dichiara di voler abbandonare l’insegnamento entro cinque anni è passata dal 10,4% del 2018 al 13,4% del 2024. In alcuni Paesi il fenomeno assume dimensioni ancora più marcate. In Estonia, Lettonia e Lituania circa un giovane docente su due afferma di non immaginare il proprio futuro nella scuola. Incrementi significativi si registrano anche in Croazia, Finlandia e Francia.

Pur con differenze nazionali rilevanti, il quadro generale evidenzia una fragilità crescente nelle prime fasi della carriera. Se i sistemi educativi europei faticano ad attrarre nuovi insegnanti, trattenerli diventa una questione altrettanto strategica.

Le ragioni

Le motivazioni che spingono i giovani docenti a valutare l’uscita dalla professione sono diverse e spesso si sovrappongono.

Tra gli under 30 che dichiarano di voler lasciare la scuola entro cinque anni, le ragioni più frequenti riguardano:

  • la prospettiva di un lavoro fuori dal settore educativo;
  • motivazioni personali o familiari;
  • il desiderio di proseguire studi e percorsi formativi;
  • la ricerca di migliori opportunità professionali.

Il rapporto evidenzia inoltre che i giovani insegnanti risultano maggiormente esposti a condizioni lavorative complesse. Più spesso dei colleghi esperti si trovano a operare in classi caratterizzate da difficoltà linguistiche, bisogni educativi speciali, problemi comportamentali o situazioni di svantaggio sociale. Non sorprende quindi che siano proprio gli insegnanti all’inizio della carriera a segnalare livelli più elevati di stress e maggiori esigenze di formazione.

Tra i fattori che incidono maggiormente sul benessere professionale emergono alcuni elementi ricorrenti. Il principale fattore di stress indicato dagli insegnanti europei è il carico amministrativo. Seguono le continue richieste provenienti dalle autorità educative e le difficoltà legate alla gestione della disciplina in classe. Per i docenti più giovani il tema della gestione del comportamento degli studenti assume un peso ancora maggiore. Il rapporto rileva che gli insegnanti alle prime esperienze professionali indicano con maggiore frequenza la disciplina come fonte di pressione quotidiana. La percezione di essere lasciati soli davanti alle difficoltà può contribuire a rafforzare l’idea di un futuro professionale lontano dalla scuola.

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