Circa il 96% di coloro che hanno conseguito il titolo di dottore di ricerca in un ateneo italiano nel 2019 (6 anni prima) e nel 2021 (4 anni prima) risulta occupato. Il 10,4%, pur avendo conseguito sia la laurea sia il dottorato in Italia, lavora all’estero. Le donne sono la metà del totale (il 50,1%), con notevoli differenze in base all’area disciplinare: sono il 64% dei dottori di area “Medico-Sanitario e Farmaceutico”, appena il 27,1% nell’area di “Ingegneria industriale e dell’informazione” e meno del 20% in quella di “Informatica e delle tecnologie ICT”. Lo rileva l’Istat nell’Indagine sugli sbocchi professionali dei dottori di ricerca.
Il livello elevato garantisce più occupazione
L’Istat rileva come l’elevato livello di specializzazione e le competenze di alto profilo acquisite con un dottorato di ricerca garantiscono livelli occupazionali molto elevati: nel 2025, a 4-6 anni dal titolo, lavora il 96,1% dei dottori (2,3 punti percentuali in più rispetto a quanto osservato nel 2018 per coloro che avevano conseguito il titolo nel 2012 o nel 2014), il 34,4% lavora a tempo determinato, quasi il 6% lavora a tempo parziale e circa un quarto non svolge attività di ricerca. In confronto al 2018, è aumentata la quota dei dottori che lavorano presso una università o un ente di ricerca (il 49,3% contro il 39,7% del 2018). Il 10,4% dei dottori occupati lavora all’estero.
Italia sotto media europea
L’Italia – spiega ancora l’Istat – è sotto la media europea per quota di dottori di ricerca nella popolazione: nelle due coorti considerate (2019 e 2021) arrivano a conseguire il titolo di dottore di ricerca poco più di 16mila individui (circa 8mila l’anno). L’andamento delle iscrizioni e dei conseguimenti del titolo di dottorato mostra gli effetti delle diverse normative che si sono succedute nel tempo: gli iscritti e i conseguimenti diminuiscono a seguito del D.M. 45/2013i, che ha ridimensionato sia il numero dei corsi di dottorato sia il numero dei posti finanziati con borsa, per poi aumentare dopo il 2021 a seguito dei maggiori investimenti legati al PNRR. Così se fino ai primi anni 2000 il numero di dottori di ricerca è rapidamente cresciuto, l’andamento successivo è stato fortemente oscillante e, nel 2021, la quota di dottori di ricerca sul totale della popolazione è pari allo 0,4%, indicatore che pone l’Italia al 22° posto della graduatoria Ue27 (0,8% per la media dei Paesi Ue27, l’1,4% in Germania, lo 0,9% in Spagna e lo 0,7% in Francia).
Stem al vertice
La maggioranza dei dottori (52,6%) consegue il titolo nei corsi dell’area Stem (Science, technology, engineering and mathematics) – in particolare nel gruppo Scientificoiii (il 28,1% del totale) e in quello dell’Ingegneria industriale e dell’informazione (15,5%) – a seguire l’area sanitaria e agro-veterinaria (18,2%), quella economica, giuridica e sociale (16,9%) e quella artistica, letteraria e dell’educazione (12,4%). Il 14,7% dei titoli conseguiti rientra tra i dottorati industriali che nel 72,5% dei casi afferiscono all’area Stem.
L’offerta formativa degli atenei del Nord è trainata dai corsi dell’area Stem (qui si diploma il 51,3% dei dottori Stem) e da quelli dell’area Sanitaria e agro-veterinaria (46,3%), mentre negli atenei del Mezzogiorno – dove si diplomano meno di un quarto dei dottori (22,3%) – le percentuali più elevate si registrano nel gruppo Agrario-forestale e veterinario (35,6%) e in quello di Architettura e ingegneria civile (32,7%). Tra i dottori delle aree Stem e Artistico-letteraria prevalgono i giovani provenienti dal Nord, mentre nell’area Sanitaria e agro-veterinaria e in quella Economica e giuridico-sociale prevalgono giovani provenienti dalle regioni del Mezzogiorno.
Nord meglio del Sud
Il titolo di dottore di ricerca viene conseguito sempre più spesso negli atenei del Nord (dal 41,9% del 2012 al 47,3% del 2021), nonostante solo poco più di un terzo dei dottori (35,6% nel 2021) provengano da questa stessa area geografica (34,1% del 2012). Chi consegue il dottorato negli atenei settentrionali, infatti, in meno del 68% dei casi proviene dal Nord, nell’8,5% dalle regioni centrali, nel 12,7% da quelle meridionali e nell’11,0% dall’estero. Tra coloro che cambiano regione per seguire i corsi di dottorato (oltre il 40% dei dottori), la maggioranza sceglie un ateneo del Nord: lo fa il 44,4% di chi proviene dal Mezzogiorno (a cui si aggiunge il 43,3% che si sposta in un ateneo del Centro), il 57,2% di chi proviene dal Centro e il 71,2% di chi proviene dal Nord.
La prevalenza di giovani provenienti da contesti familiari in cui almeno uno dei genitori ha un titolo di studio elevato (laurea o più) si osserva in tutte le aree disciplinari; tuttavia è decisamente più elevata per l’area Economica e giuridico-sociale (si arriva al 52,2%, quasi 11 punti percentuali in più dell’area Artistico-letteraria) dove si osserva anche una forte associazione con il livello occupazionale della madre (nel 42,3% dei casi la madre ha svolto attività lavorative a elevata qualifica, 7,7 punti percentuali in più rispetto alla media).
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