La paga non potrà più essere un dettaglio nascosto fino all’ultimo colloquio. Con il nuovo decreto legislativo che recepisce la direttiva europea sulla parità retributiva, gli annunci di lavoro dovranno indicare la retribuzione iniziale o la fascia prevista. E ai datori di lavoro sarà vietato chiedere ai candidati informazioni sugli stipendi percepiti in passato.
È quanto previsto dallo schema di decreto che attua la direttiva (UE) 2023/970 del Parlamento europeo e del Consiglio del 10 maggio 2023, approvato in esame preliminare dal Consiglio dei ministri il 5 febbraio e illustrato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Trasparenza retributiva contro il gender pay gap
L’obiettivo è rafforzare l’applicazione del principio “a parità di lavoro, pari retribuzione”, intervenendo sul divario salariale di genere attraverso maggiore trasparenza e strumenti di tutela.
Il provvedimento si applica ai datori di lavoro pubblici e privati e riguarda, salvo alcune esclusioni, tutti i lavoratori subordinati, inclusi dirigenti e contratti a termine. Alcune misure si estendono anche ai candidati durante la fase di selezione.
In concreto:
- gli annunci dovranno indicare la retribuzione iniziale o la fascia salariale;
- sarà vietato chiedere ai candidati informazioni sugli stipendi precedenti;
- i criteri di determinazione della retribuzione dovranno essere chiari e accessibili.
Diritto all’informazione e tutela della privacy
Nel rispetto della normativa sulla privacy, i lavoratori avranno diritto a conoscere:
- i criteri utilizzati per definire il proprio stipendio;
- i livelli retributivi medi dei colleghi che svolgono lo stesso lavoro, suddivisi per genere.
Le aziende potranno anche fornire queste informazioni in modo proattivo, senza attendere una richiesta formale.
“Stesso lavoro” e “lavoro di pari valore”
Il decreto chiarisce i concetti di “stesso lavoro” e “lavoro di pari valore”, basandoli su criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere. La contrattazione collettiva resta il riferimento principale per la classificazione professionale e retributiva.
Se dovesse emergere un divario retributivo di genere non giustificato pari o superiore al 5%, il datore di lavoro dovrà motivarlo e avviare una valutazione congiunta con le rappresentanze sindacali e con l’Ispettorato del lavoro, adottando eventuali misure correttive.
Obblighi per le aziende
Le aziende con almeno 100 dipendenti dovranno comunicare periodicamente dati specifici sulla trasparenza retributiva.
Per le piccole imprese, fino a 49 dipendenti, le modalità di accesso ai dati retributivi aggregati saranno definite con un successivo decreto del ministro del Lavoro, con l’obiettivo di evitare oneri sproporzionati e tutelare la privacy nei contesti aziendali più ridotti.
Con il nuovo impianto normativo, la trasparenza salariale diventa uno strumento strutturale di contrasto al gender pay gap e una leva che incide fin dalla fase di pubblicazione dell’annuncio, cambiando le regole del gioco nel mercato del lavoro.
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