Valerio De Cesaris e Tomaso Montanari, rettori delle Università per Stranieri di Perugia e Siena, intervengono nel dibattito sugli alunni con cittadinanza non italiana. La loro richiesta è investire nell’insegnamento dell’italiano, rafforzando la presenza nelle scuole dei docenti della classe di concorso A023.
De Cesaris e Montanari partono dalla distinzione tra cittadinanza e luogo di nascita. Degli 931.323 alunni con cittadinanza non italiana iscritti nell’anno scolastico 2023/24, 607.169 erano nati in Italia: il 65,2%. Sono dati riportati dal Dossier Statistico Immigrazione 2025 e richiamati dai rettori nel loro intervento.
Per i due accademici, chiamare indistintamente «stranieri» questi studenti rischia di nascondere percorsi molto diversi. Il comunicato ricorda anche il diritto alla scuola dei bambini nati all’estero e arrivati in Italia durante l’infanzia.
Il dato sui 931mila alunni descrive l’intera popolazione scolastica con cittadinanza non italiana. Non va confuso con il numero degli studenti ai quali potrebbe applicarsi il nuovo criterio del 30%: la scheda sul decreto scuola pubblicata da CorriereUniv spiega che la misura distingue in base alla nascita e agli anni già trascorsi nel sistema scolastico italiano.
La lettura dei dati INVALSI
I rettori richiamano anche le prove INVALSI: nelle aree del Nord, dove la presenza di alunni con cittadinanza non italiana è più alta, la quota di studenti che termina il primo ciclo con apprendimenti gravemente inadeguati è più bassa rispetto a quella registrata nel Mezzogiorno.
È un confronto che, secondo De Cesaris e Montanari, invita a guardare oltre la composizione delle classi e a investire maggiormente dove le difficoltà scolastiche sono più forti. Il confronto tra territori, da solo, non dimostra però quale effetto abbia sulla singola classe la presenza di alunni con cittadinanza non italiana. Gli esiti INVALSI non consentono di attribuire a quella percentuale, isolatamente, i risultati degli studenti.
La proposta: rafforzare i docenti A023
Il cuore dell’intervento riguarda la classe di concorso A023, quella dei docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano a studenti di altra lingua madre. Secondo i rettori, le università hanno formato professionisti per questo compito, ma il loro reclutamento nelle scuole resta insufficiente e spesso il loro impiego è limitato alle ore di potenziamento.
Nel comunicato diffuso scrivono: «non servono quote o discorsi propagandistici, serve potenziare la presenza di docenti d’italiano nelle scuole». La richiesta è dare continuità al sostegno linguistico per i bambini che ne hanno bisogno e riconoscere la professionalità di chi è stato formato per insegnare loro l’italiano.
Dalla scuola all’università
De Cesaris e Montanari collegano infine la discussione sulla scuola a quella sugli studenti internazionali. Gli atenei italiani cercano di attrarre giovani dall’estero, anche in risposta al calo demografico; per i rettori, lo stesso sguardo sul futuro dovrebbe accompagnare gli alunni che stanno già crescendo nelle scuole italiane.
È qui che il punto di vista delle due Università per Stranieri si distingue nel dibattito: l’apprendimento dell’italiano non viene presentato solo come una questione di distribuzione degli alunni tra le classi, ma come un investimento nei loro percorsi scolastici e nelle possibilità di arrivare, domani, anche all’università.



