Il referendum sulla giustizia del 2026 riaccende il confronto sull’organizzazione della magistratura. Tra le voci più critiche verso la riforma c’è quella di Giuseppe Santalucia, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati e presidente del comitato per il No nel Lazio, che nell’intervista a Mariano Berriola ha spiegato le ragioni della sua posizione.
«Il CSM, di natura, è un argine perché non ci siano interferenze della politica», afferma Santalucia, sottolineando il ruolo centrale dell’organo di autogoverno della magistratura nel garantire l’indipendenza del sistema giudiziario.
Il referendum interviene su diversi aspetti dell’ordinamento giudiziario: dalla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, alla riorganizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura, fino all’istituzione di una Alta Corte disciplinare. Temi tecnici, ma con implicazioni profonde sull’equilibrio tra poteri dello Stato.
Referendum giustizia 2026: il nodo della separazione delle carriere
Uno dei punti più discussi riguarda la separazione tra magistratura giudicante e requirente.
Secondo Santalucia, l’assetto attuale si basa su una caratteristica specifica del sistema costituzionale: l’assenza di un interesse personale nell’esito dei processi.
«Bisogna chiedersi perché la magistratura oggi è unita. Pubblici ministeri e giudici appartengono allo stesso ordine perché entrambi non hanno alcun interesse nel risultato del processo. Il pm non ha un interesse diverso da quello del giudice».
Il magistrato osserva che in altri ordinamenti, dove le carriere sono separate, il pubblico ministero può avere un legame più diretto con il potere politico. Proprio per questo, sostiene, l’attuale modello italiano garantirebbe una maggiore neutralità rispetto all’esito dei procedimenti.
Il ruolo del CSM nell’equilibrio istituzionale
Un altro punto centrale della riforma riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura, che secondo il progetto di riforma verrebbe diviso in due organi distinti: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri.
Per Santalucia questa scelta rischia di indebolire l’autorevolezza dell’istituzione.
«Lo sdoppiamento è un indebolimento del CSM. Ma bisogna capirsi su cosa sia il CSM: se è solo un ufficio burocratico che gestisce i fascicoli di carriera, allora può essere diviso. Ma il CSM è un interlocutore autorevole del ministro della Giustizia nelle scelte che riguardano la giurisdizione».
Secondo questa lettura, la presenza di un unico organo di autogoverno consentirebbe alla magistratura di esprimere una voce unitaria nei rapporti con le istituzioni.
«Se io sdoppio i CSM – prosegue – finisco per perdere la possibilità di avere un organismo unico e autorevole della magistratura. Si rischiano voci discordanti e frammentate».
Il tema del sorteggio dei componenti
La riforma prevede anche nuove modalità di selezione dei membri dei futuri organi di autogoverno, introducendo meccanismi di sorteggio.
Su questo punto Santalucia solleva una critica legata alla rappresentanza interna alla magistratura.
«Se privo i magistrati del diritto di elettorato attivo e passivo, indebolisco anche chi arriva al CSM. Una cosa è arrivarci per elezione, un’altra è arrivarci per sorteggio. È anche una mortificazione del corpo elettorale».
L’Alta Corte disciplinare
Il referendum introduce inoltre un nuovo organismo: l’Alta Corte disciplinare, che si occuperebbe delle responsabilità disciplinari dei magistrati.
Anche su questo punto Santalucia evidenzia una possibile contraddizione rispetto all’impianto generale della riforma.
«L’Alta Corte disciplinare smentisce le premesse del referendum. Se l’obiettivo è separare giudici e pubblici ministeri, bisogna spiegare perché proprio in questo organo si prevede una composizione mista tra le due magistrature».
Un dibattito che riguarda l’equilibrio della giustizia
Il referendum sulla giustizia 2026 si inserisce in un confronto più ampio sull’organizzazione della magistratura e sui rapporti tra poteri dello Stato.
Le posizioni espresse da Giuseppe Santalucia rappresentano una delle voci critiche rispetto alla riforma. Allo stesso tempo, il dibattito pubblico include anche posizioni favorevoli che vedono nella separazione delle carriere e nella riorganizzazione degli organi di autogoverno uno strumento per rafforzare l’imparzialità del sistema.
Il voto referendario sarà quindi chiamato a decidere su un tema che tocca uno degli equilibri più delicati dell’architettura costituzionale italiana.
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