Alla fiera Più Libri Più Liberi è stato presentato il libro “Con la schiena dritta”, un progetto collettivo che celebra la vita e l’impegno di Giancarlo Siani, il giovane giornalista de ‘Il Mattino’ assassinato dalla Camorra 40 anni fa. L’opera raccoglie testimonianze di familiari, amici, scrittori e registi, offrendo un ritratto corale del cronista che, con coraggio e integrità, ha sfidato il potere criminale.
Parla Paolo Siani, fratello di Giancarlo: “Per lui e per i nostri genitori era fondamentale sapere che la città lo sosteneva. Giancarlo non aveva paura di raccontare la verità, anche quando questo lo esponeva al pericolo. Portare il libro nelle scuole ha mostrato quanto i ragazzi siano affascinati dalla storia di un giovane che faceva bene il suo lavoro di giornalista”. Siani sottolinea l’importanza di raccontare la mafia dalla parte delle vittime, mostrando che i presunti “uomini potenti” sono in realtà assassini, e trasmettendo la speranza di un mondo senza mafie. Il nipote Giammario Siani racconta il lavoro di memoria della famiglia: “Questo libro ci permette di raccogliere tutti i pezzi della storia di Giancarlo, dai suoi articoli ai ricordi di amici e compagni di scuola. Vogliamo trasmettere la forza della sua testimonianza ai ragazzi, educandoli all’infanzia e al senso di responsabilità. Giancarlo era coraggioso perché affrontava ogni giorno la verità senza compromessi”.
Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), evidenzia l’eccezionale coraggio professionale di Giancarlo: “I suoi schemi e appunti sulla mappa del potere criminale in Campania mostrano un rigore straordinario. Era isolato perché unico nel raccontare certe verità, eppure non ha mai rinunciato a denunciarle. Il suo esempio di coraggio e integrità ha resistito nel tempo, passando da Paolo ai nipoti e ora a tutti noi”. Anche Carlo Chianura, direttore del Master in Giornalismo alla LUMSA, sottolinea la rilevanza educativa di Siani: “Il suo lavoro rientra nella storia del giornalismo insieme a figure come Tobagi, Impastato e Casalegno. Le sue inchieste, come quelle sugli “spacciatori bambini”, ci insegnano il coraggio di raccontare la realtà e la necessità di educare le nuove generazioni”.
Il libro, oltre a riportare articoli e ricordi personali, introduce una clessidra simbolica che simboleggia il passaggio del testimone della memoria tra generazioni. Una storia di coraggio, etica professionale e impegno civico che continua a ispirare giornalisti e cittadini, dimostrando che il racconto della verità non si arresta mai, nemmeno davanti alla violenza.
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