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Invalsi, Valditara a Corriereuniv.it: “Potenziare l’insegnamento dell’italiano ripensando anche i programmi scolastici”

Marco Vesperini by Marco Vesperini
10 Luglio 2025
in Scuola
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Invalsi, Valditara a Corriereuniv.it: “Potenziare l’insegnamento dell’italiano ripensando anche i programmi scolastici”

“I ragazzi, come d’altro canto anche gli adulti, fanno fatica a comprendere il testo. La comprensione del testo è una grande sfida. La capacità di esprimersi correttamente. E allora è evidente che noi dobbiamo potenziare l’insegnamento dell’italiano ripensando anche i cosiddetti programmi scolastici”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, a margine della presentazione del report Invalsi alla Camera. “Dobbiamo ripensare l’insegnamento dell’italiano – ha detto – dando più importanza alla grammatica alla sintassi, i riassunti, la comprensione del testo”.

Si registra una nuova battuta d’arresto negli apprendimenti a scuola dopo la ripresa dell’anno scorso che aveva fatto ben sperare. Rispetto al 2024 gli studenti con livelli adeguati calano praticamente in tutte le discipline monitorate. Con la zavorra del divario Nord-Sud che pesa sull’intero sistema e che inizia già in seconda elementare. Il risultato finale lascia pochi dubbi: alla fine delle superiori uno studente su due, suppergiù, registra competenze inadeguate sia in italiano che in matematica. Miglioriamo nella dispersione scolastica, ma l’aumento degli alunni che restano in classe produce un arretramento. In sintesi, abbiamo più regolari e meno eccellenze. Sono le evidenze principali del rapporto Invalsi 2025, che è stato presentato a Roma dal presidente dell’Istituto, Roberto Ricci, alla presenza del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Meno abbandonati scolastici

 L’Italia nel 2020 non ha centrato il traguardo Ue del 10% di abbandoni. Ma la situazione ora è migliorata: il nostro Paese ha raggiunto l’asticella Pnrr sulla riduzione della dispersione scolastica, attestandosi nel 2024 al 9,8%, con un anno di anticipo rispetto all’obiettivo fissato per il 2026 al 10,2. E siamo vicini anche al target Ue del 9% entro il 2030: secondo la stima provvisoria dell’Invalsi relativa ai 18-20enni nel 2025 siamo all’8,3/8,5%. Certo, bisogna aspettare l’ufficializzazione dell’Istat, ma l’obiettivo appare alla nostra portata.

Questo “rientro” a scuola di ragazzi esclusi, tuttavia, sta modificando un po’ le classi: alle superiori, dal 2019 al 2025, la percentuale di ragazzi regolari è aumentata di 4,1 punti; sono però entrati allievi con livelli di apprendimento più bassi. Ciò sta producendo due conseguenze. La prima è che la dispersione implicita all’uscita di scuola, cioè la preparazione inadeguata, è salita dal 6,6% del 2024 all’8,7% del 2025. La seconda è che si è ridotta la quota di “eccellenti” dal 15,1% al 12,3 per cento. Due campanelli d’allarme che non possiamo sottovalutare.

Superiori

Partiamo dalla fine. In quinta superiore, quando si esce dalla scuola, solo il 52% degli studenti ha raggiunto livelli adeguati di apprendimento in italiano (lo scorso anno era il 56%). Ciò significa che, quest’anno, quasi uno su due non li ha raggiunti. In matematica siamo al 49% (era il 52% nel 2024). Vanifichiamo così i piccoli passi avanti registrati nel 2024. Peggioriamo anche in inglese: il 55% degli studenti raggiunge i traguardi (B2 per l’istruzione tecnica e liceale e il B1+ per quella professionale) nella prova di reading (-5 punti percentuali rispetto al 2024) e il 44% in quella di listening (-1 punto percentuale rispetto al 2024). Le distanze tra Nord e Sud restano ampie.

Il peggioramento è progressivo. In seconda superiore ha raggiunto risultati soddisfacenti in italiano il 62% degli studenti (come nel 2024), in matematica il 54% (55% nel 2024). Restano ampi i divari territoriali: gli allievi che raggiungono risultati adeguati nel Nord Ovest superano di oltre 17 punti percentuali quelli della macro-area Sud e Isole (in particolare Calabria, Sicilia e Sardegna). Il gap è di oltre 27 punti in matematica. Quest’anno sono state testate anche le competenze digitali attraverso il framework europeo Digcomp. Alla sperimentazione hanno partecipato 498 scuole su 500 selezionate. I risultati, stavolta, sono piuttosto lusinghieri, e in linea con le attese per studenti e studentesse di 15 anni, mostrando una buona padronanza nell’utilizzo consapevole e sicuro delle tecnologie digitali in contesti di apprendimento, comunicazione e creazione di contenuti digitali.

Medie

Bicchiere mezzo vuoto anche alle medie. In uscita dalla terza media solo il 59% degli studenti raggiunge risultati adeguati in italiano (era il 60% nel 2024). Ciò significa che il 41% non li raggiunge. In matematica siamo al 56%, come nel 2024. Miglioriamo con l’inglese: l’83% raggiunge il livello A2 nella lettura, il 70% nell’ascolto (contro rispettivamente l’82% e il 68% del 2024). Rispetto al 2018 raggiungono il livello A2 +9 punti in lettura, +16 punti in ascolto. I divari territoriali restano forti: in italiano a fronte di circa un 62% di allievi che mostrano competenze almeno adeguate nel Centro-Nord, nel Mezzogiorno tale percentuale scende in modo rilevante e nel Sud e Isole (in particolare Calabria, Sicilia e Sardegna) meno della metà di coloro che acquisiscono la licenza media accede alle superiori con competenze adeguate. In matematica è ancora peggio: nel due macro aree del Mezzogiorno nemmeno la metà degli allievi esce dal primo ciclo con competenze adeguate. Nel Sud e Isole solo 4 studenti su 10.

Primaria

I bambini della primaria restano più o meno stabili in italiano. In seconda circa il 66% degli alunni ha raggiunto il livello base (era il 67% nel 2024, il 69% nel 2023 e il 73% nel 2022). Questo significa che il 34%, cioè uno su tre, non lo ha raggiunto. Le difficoltà principali riguardano la comprensione del testo scritto. Rispetto al 2019, cioè prima della pandemia, il calo nei risultati medi è di circa il 2-3%. In seconda iniziano però a vedersi le prime differenze sia territoriali, con il Sud indietro, sia in base ai contesti socio-economici di provenienza, con un gap più ampio per i bambini che provengono da ambienti più svantaggiati. Gli stranieri vanno peggio rispetto agli italiani. E questi divari negli apprendimenti, purtroppo, se li portano dietro fino alle superiori.

Stesso discorso in matematica dove circa il 67% dei bambini di seconda ha raggiunto la sufficienza (era il 67% nel 2024, il 64% nel 2023 e il 71% nel 2022). Rispetto al 2019 si conferma un calo di circa il 4-5%. Già in seconda le bambine conseguono risultati più bassi in matematica, con uno svantaggio analogo a quello che si riscontra a sfavore dei bambini per la comprensione della lettura. I divari territoriali in matematica si accentuano al termine della scuola primaria: in alcune regioni del Mezzogiorno, in particolare in Sardegna, si riscontrano esiti medi di oltre 20 punti inferiori alle regioni del Centro Nord. In quinta primaria il 75% dei bambini ha raggiunto livelli adeguati in italiano, la stessa percentuale del 2024. In matematica siamo al 66% (nel 2024 eravamo al 68%). Anche in inglese i risultati sono più bassi o stabili rispetto al 2024. Il 91% raggiunge il livello A1 in lettura (95% nel 2024) e l’86% nell’ascolto, stessa percentuale del 2024.

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