Netanyahu l’ha invocata più volte, i suoi ministri almeno una, i suoi sostenitori l’hanno trasformata in uno slogan scandito durante ogni udienza del processo che va avanti da oltre cinque anni: la grazia. Ora è lo stesso imputato numero uno a richiederla formalmente al presidente Isaac Herzog, con una lettera di 111 pagine firmata dai suoi avvocati ma chiaramente riconoscibile per il suo stile politico e strategico, sottolineato anche da un video diffuso sui social.
Netanyahu sostiene di voler proseguire il processo fino alla piena assoluzione, ma aggiunge che “la sicurezza del Paese, la situazione politica e l’interesse nazionale impongono un’altra strada”. Nella richiesta, si assume “la responsabilità morale e pubblica per gli eventi che hanno accompagnato il procedimento”, un passaggio che lascia molte interpretazioni aperte: non è chiaro, ad esempio, se alluda alla controversa campagna del suo governo per indebolire il sistema giudiziario con attacchi ai magistrati.
Le accuse e il peso politico del processo
Gli investigatori e la procura, che hanno costruito le tre principali inchieste — i casi 1000, 2000 e 4000 — ritengono di avere una base probatoria solida. Per questo la «piena assoluzione» evocata dal premier non appare affatto scontata. Netanyahu è accusato, tra le altre cose, di corruzione ed è il primo premier nella storia di Israele a essere processato mentre è ancora in carica.
Tra i motivi addotti nella richiesta di clemenza figura anche il peso degli impegni istituzionali: “Devo testimoniare tre volte a settimana, è impossibile”, sostiene, trasformando così la questione in un problema procedurale più che di sostanza. Il premier non intende dichiararsi colpevole né abbandonare la politica.
Un precedente raro
Gli esperti ricordano che una grazia concessa prima della condanna è un evento eccezionale: l’unico precedente risale al 1984, quando Chaim Herzog — padre dell’attuale presidente — fermò il procedimento contro agenti dei servizi segreti coinvolti nella copertura dell’uccisione di due terroristi palestinesi arrestati.
Le reazioni
Il leader dell’opposizione Yair Lapid chiede che Netanyahu “esprima pentimento e lasci la politica”. Anshel Pfeffer, corrispondente dell’Economist, sintetizza così: “Non chiede la grazia, pretende l’immunità”. Giuristi e osservatori notano che l’appello agli “interessi del Paese” non risulta convincente: le accuse riguardano comportamenti personali — come l’accettazione di sigari cubani, casse di champagne rosé e gioielli per la moglie in cambio di favori — e non scelte di Stato.
Le famiglie delle vittime del 7 ottobre
I familiari degli israeliani uccisi o rapiti durante l’attacco del 7 ottobre 2023 continuano a chiedere che il premier si assuma la responsabilità politica per ciò che definiscono il disastro. Sono pronti a tornare in piazza per impedire la concessione della grazia. “È un vigliacco che vuole restare al potere”, accusa Einav Zangauker, divenuta simbolo delle proteste, mentre la guerra a Gaza — in cui i palestinesi uccisi hanno superato quota 70.000 — prosegue dopo più di due anni.
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