Prosegue in Iran la mobilitazione sociale contro il peggioramento delle condizioni economiche. Per il terzo giorno consecutivo, gruppi di studenti universitari sono scesi in protesta in diversi atenei di Teheran e Isfahan, denunciando precarietà, inflazione e repressione.
Secondo quanto riferisce l’agenzia ILNA, vicina agli ambienti operai, le manifestazioni si sono svolte in numerose università della capitale, tra cui la Università Beheshti, la Università Khajeh Nasir, la Università Sharif, la Università Amir Kabir, l’Università della Scienza e della Cultura e l’Università della Scienza e della Tecnologia. Le proteste hanno coinvolto anche l’Università di Tecnologia di Isfahan, nel centro del Paese.
Dai campus, gli studenti hanno marciato verso le strade cittadine, unendosi alle manifestazioni più ampie contro il governo. Video delle proteste sono stati condivisi sui social media e rilanciati da diversi media locali e internazionali.
L’emittente Iran International ha diffuso immagini delle mobilitazioni in alcune delle principali università di Teheran. Alla Sharif University, in particolare, gli studenti hanno scandito lo slogan: «Né Gaza né Libano, la mia vita per l’Iran», un coro già sentito in precedenti ondate di protesta e che esprime una critica alle priorità della politica estera del Paese rispetto alle difficoltà interne.
A Isfahan, invece, gli studenti dell’Università di Tecnologia hanno intonato: «L’iraniano muore, ma non accetta l’umiliazione», collegando apertamente la protesta studentesca al più ampio malcontento sociale causato dall’aumento del costo della vita, dalla disoccupazione e dalle restrizioni politiche.
Le mobilitazioni studentesche, storicamente centrali nei momenti di crisi in Iran, rappresentano un nuovo segnale di tensione sociale in un contesto economico già fortemente provato da sanzioni internazionali, inflazione elevata e crescente insoddisfazione popolare.
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