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Il 25 aprile del mondo accademico italiano: tra ricordi degli studenti partigiani e l’impegno odierno

Marco Vesperini by Marco Vesperini
25 Aprile 2026
in News
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Il 25 aprile del mondo accademico italiano: tra ricordi degli studenti partigiani e l’impegno odierno

Dal Nord al Sud tutti gli atenei italiani hanno organizzato iniziative per la Festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, il 25 aprile. L’Università Statale di Milano, che già ha partecipato e promosso le iniziative per il palinsesto del Comune di Milano“Tempo di Pace e Libertà” per gli 80 anni dalla Liberazione, sarà parte attiva nella Manifestazione per la Festa del 25 aprile a Milano, che ha quest’anno come slogan “La libertà di tutti gli italiani”. A seguito del suo contributo scientifico e culturale per la Memoria e i valori della Resistenza, l’Ateneo ha aderito al Comitato promotore delle iniziative per la Liberazione. Nell’ambito di questa partecipazione, la Statale sarà alla manifestazione nazionale per il 25 aprile, a Milano e la rettrice Marina Brambilla interverrà dal palco di piazza Duomo.

Sant’Anna di Pisa ricorda tre studenti partigiani

La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha ricordato la storia di tre studenti di giurisprudenza che nel maggio 1943 uscirono dalla finestra della propria camera al Collegio Mussolini di Pisa e tappezzarono il centro della città con scritte inneggianti alla democrazia, alla libertà, ai diritti dei lavoratori. Si chiamavano Carlo Smuraglia, Fernando Di Giulio e Francesco Pinardi. Oggi derubricheremmo l’atto come semplice bravata ma in quegli anni era una sfida al regime, alle sue leggi repressive, a una dittatura che aveva trascinato l’Italia dalla parte sbagliata di una tragica guerra. Fu un gesto coraggioso che, se inserito nel percorso della storia dopo l’8 settembre, fece da preludio a una traiettoria che porterà Pinardi, Di Giulio e Smuraglia a ricoprire un ruolo di primo piano nella lotta di Liberazione e non solo.

L’attività partigiana di Carlo Smuraglia si concentrò nelle Marche. A fine novembre del 1943 si unì come volontario nel gruppo di combattimento ‘Cremona’ del rinnovato esercito italiano e partecipò alla Resistenza fino alla Liberazione della zona. Di Giulio entrò a far parte della brigata Spartaco Lavagnini dove ricoprì il ruolo di commissario politico. Era un partigiano atipico, Di Giulio: alle armi preferiva i libri e sovente lo trovavi a leggere opuscoli politici durante i turni di guardia nelle varie basi dislocate sul monte Amiata. Dopo l’8 settembre Pinardi tornò nella sua città natale, Torino, e seguì la strada più dura e pericolosa, entrando a far parte della Divisione cittadina di “Giustizia e Libertà”. Nel febbraio del 1945 venne catturato dai militi di una squadra segreta fascista e trucidato in piazza Vittorio Veneto a Torino, dove ancora oggi è presente una lapide a ricordarlo.

Il rettore dell’Università di Perugia: “Cosa facciamo oggi della libertà che gli altri hanno conquistato per noi?”

“Cosa facciamo, oggi, della libertà che altri hanno conquistato al nostro posto?” È questa, secondo il rettore dell’Università degli Studi di Perugia Massimiliano Marianelli, la domanda che il 25 aprile rivolge ogni anno a ciascuno di noi. Una domanda che “non ammette risposte comode”, perché nasce “dal peso reale di quella storia – dal coraggio di uomini e donne che hanno scelto, in circostanze in cui la scelta aveva un costo altissimo, da che parte stare”. In una nota diffusa in occasione della Festa della Liberazione, l’ateneo perugino ha voluto richiamare l’attenzione non solo sul valore della memoria, ma sull’impegno attivo che essa richiede. “Noi siamo gli eredi di quella scelta – scrive il rettore – e un’eredità, per essere onorata, va continuamente guadagnata”. Il rettore ha voluto collegare il senso della Resistenza alla missione stessa dell’università pubblica. “Prendersi cura della propria missione significa, infatti, anche questo: ricordare da dove veniamo, e assumere quella memoria come impegno vivo nel presente”. Un messaggio chiaro, che ribalta la logica della pura commemorazione. “La conoscenza non è un privilegio, il pensiero critico non è un lusso. Ogni persona – indipendentemente dalla provenienza o da quanto possiede – merita uno spazio in cui crescere, interrogarsi, costruire qualcosa di proprio”. Ma questo, avverte il rettore, “non è mai stato un dato acquisito una volta per tutte. È qualcosa che ogni generazione accademica è chiamata a scegliere di nuovo, con gli strumenti del proprio tempo”.

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