Una svolta definitiva, nelle ultime ore, nella vicenda dell’omicidio di Giulia Cecchettin: per Filippo Turetta è confermata la condanna all’ergastolo. In aula bunker a Mestre, la Corte d’Assise d’Appello ha formalizzato la rinuncia sia dell’imputato sia della Procura generale di Venezia a presentare appello. La sentenza di primo grado, emessa il 3 dicembre 2024, aveva già riconosciuto Turetta responsabile dell’omicidio premeditato, escludendo le aggravanti della crudeltà e dello stalking. Turetta, 23 anni all’epoca dei fatti, era presente in aula dietro le sbarre del carcere di Verona.
La rinuncia all’appello da parte dell’accusa e dell’imputato implica che la condanna diventi esecutiva senza passare per la Corte di Cassazione. In precedenza, il 14 ottobre aveva già rinunciato agli ulteriori motivi di impugnazione. Il padre della vittima ha dichiarato che, pur consapevole che “non esiste una giustizia capace di restituire ciò che è stato tolto”, la responsabilità dell’omicidio è stata pienamente accertata.
Turetta potrà ora chiedere l’ammissione a un percorso di giustizia riparativa, previsto dalla riforma Cartabia: un iter che consente l’ascolto e un confronto tra colpevole e vittima (o familiari) in presenza di consenso, ma che non sostituisce la pena. In questo caso, il giovane ha intenzione di partecipare solo se ottiene l’assenso del padre della vittima, condizione non obbligatoria secondo la legge.
Con la decisione dell’udienza, si pone fine all’intera vicenda giudiziaria relativa all’omicidio dell’11 novembre 2023, avvenuto all’interno della relazione tra Turetta e la vittima. Il procedimento e la sentenza costituiscono un passaggio cruciale nella lotta contro il femminicidio e nel percorso di riconoscimento della responsabilità penale nelle relazioni affettive.
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