Superare l’immagine dell’agraria come scuola legata esclusivamente al lavoro manuale e rafforzare la formazione tecnica in un settore sempre più strategico come l’agroalimentare. È questa la direzione indicata da Andrea Pontarelli, dirigente scolastico dell’Istituto Tecnico Agrario “Giuseppe Garibaldi” di Roma.
«Quando si parla di agraria si pensa sempre al lavoro nei campi. È uno stereotipo – spiega –. Noi formiamo i professionisti del settore, non i manovali. Conoscere i processi produttivi è fondamentale, ma il nostro obiettivo è costruire un profilo medio-alto, anzi altissimo».
L’istituto ha sviluppato un modello didattico che punta sull’integrazione tra teoria e pratica. «I ragazzi non hanno una classe intesa in modo tradizionale: c’è una mobilità quotidiana continua e studiano direttamente nei campi e nei laboratori formativi aziendali», sottolinea il dirigente.
Una scelta coerente con la struttura della scuola, che si estende per circa 76 ettari all’interno del territorio urbano della Capitale. Nel campus trovano spazio edifici didattici e aziendali, serre, cantina, frantoio, caseificio, parco macchine agricole e aree dedicate a vigneti, oliveti e seminativi. Un contesto che negli anni ha accompagnato il passaggio da un’agricoltura tradizionale a modelli più eco-compatibili.
L’offerta formativa comprende gli indirizzi Produzioni e Trasformazioni, Viticoltura ed Enologia, Biotecnologie Ambientali e la sperimentazione della filiera tecnologico-professionale 4+2, introdotta per rafforzare il collegamento tra scuola, alta formazione tecnica e occupazione.
«Il campus nasce anche per garantire la permanenza degli studenti nelle filiere tecniche successive», osserva Pontarelli, evidenziando come il tema della continuità formativa sia sempre più centrale nelle politiche scolastiche.
Accanto alla didattica, la scuola offre convitto e semiconvitto, un centro sportivo, laboratori scientifici, biblioteca, sportello psicologico e un punto vendita dei prodotti realizzati nelle attività agricole. È inoltre presente un ITS Academy legato alle nuove tecnologie per il Made in Italy agroalimentare.
Sul fronte delle prospettive post diploma, il dirigente evidenzia percorsi diversificati: «Molti studenti diventano periti agrari o proseguono negli ITS. Altri scelgono l’università, spesso in ambiti affini come agraria e biotecnologie, ma abbiamo anche diplomati che intraprendono medicina o giurisprudenza».
In un contesto in cui gli istituti tecnici sono chiamati a rafforzare il dialogo con il mercato del lavoro, l’esperienza del Garibaldi riflette un cambiamento più ampio: la formazione agricola non è più percepita solo come tradizione, ma come area ad alto contenuto tecnologico e ambientale.
«Il settore primario parla della nostra storia – conclude Pontarelli – ma oggi rappresenta anche una delle chiavi per comprendere e trasformare il presente».
In questa direzione si inserisce anche AgriDays, il salone dedicato alle professioni dell’agrifood in programma a Roma il 29 aprile 2026, che mette in rete scuole, università, ITS, imprese ed enti di ricerca per aiutare studenti e neodiplomati a comprendere le opportunità della filiera agroalimentare e scegliere con maggiore consapevolezza il proprio percorso.
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