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Giovani e futuro: l’intervento della Presidente Maria Rosaria Covelli dopo l’incontro con i ragazzi di Orientasud

Mirko Bellaria by Mirko Bellaria
7 Novembre 2026
in News
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Tavolo dei relatori ad Orientasud con Maria Rosaria Covelli, Paola Brunese, Stefano Ubertini, Antonio Vastarelli

L'incontro con i giovani sul tema della giustizia ad Orientasud

Il 4 novembre, alla Mostra d’Oltremare di Napoli, Maria Rosaria Covelli ha incontrato gli studenti di OrientaSud per parlare di giustizia e della scelta di diventare magistrato. Con lei, all’incontro «Il diritto di scegliere il proprio futuro», Paola Brunese e Stefano Ubertini. Pubblichiamo qui il suo intervento. dopo la visita al Salone.


Il diritto di scegliere il futuro comincia dall’essere ascoltati
di Maria Rosaria Covelli, presidente della Corte d’Appello di Napoli

Maria Rosaria Covelli, Presidente Corte d'appello di Napoli
Maria Rosaria Covelli, Presidente Corte d’appello di Napoli

«Ci sono incontri che ci ricordano quanto sia importante, per chi esercita una responsabilità pubblica, trovare il tempo di ascoltare. L’incontro con i giovani a OrientaSud, alla Mostra d’Oltremare di Napoli, è stato per me una di queste occasioni. Parlare del diritto di scegliere il proprio futuro significa avvicinarsi alle speranze dei ragazzi, ma anche alle loro incertezze e alla domanda, talvolta inespressa, che le accompagna: ci sarà davvero un posto per me?

Ho condiviso questo confronto con Paola Brunese, presidente del Tribunale per i Minorenni di Napoli, e con il professor Stefano Ubertini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Italia Education. Responsabilità ed esperienze diverse, unite dalla consapevolezza che accompagnare una scelta richiede attenzione alla persona, alle condizioni in cui cresce e alle opportunità che può concretamente raggiungere.

Raccontare ai ragazzi che cosa significhi fare il magistrato impone anzitutto sincerità. È un percorso che richiede studio rigoroso, costanza, sacrifici. Richiede la disponibilità a misurarsi con le difficoltà, ad accettare tempi lunghi, a continuare a imparare anche dopo aver raggiunto un traguardo. E comporta una responsabilità che non si esaurisce nella conoscenza delle norme: dietro ogni procedimento ci sono persone, relazioni, sofferenze, diritti che attendono una risposta.

Chi aspira a questa professione deve coltivare la capacità di ascoltare, il rispetto per le ragioni degli altri e l’umiltà di verificare le proprie convinzioni. Deve comprendere che l’indipendenza del giudizio si costruisce ogni giorno, attraverso la preparazione e la serietà dei comportamenti. Amministrare giustizia significa esercitare un potere che trova il proprio senso nel servizio alla collettività.

Mi ha colpito l’interesse di molte giovani donne che sono venute a chiedermi, anche a margine dell’incontro, indicazioni sul percorso da affrontare, raccontandomi della loro ferma intenzione di intraprendere la carriera di magistrato. Ho sentito nelle loro parole una determinazione che mi ha emozionata.

Vedere sempre più donne immaginarsi in questa responsabilità è motivo di fiducia. Vorrei che ciascuna potesse custodire quell’ambizione senza sentirsi fuori posto, senza considerare il proprio desiderio troppo grande o incompatibile con altri aspetti della propria vita. Il nostro compito, come istituzioni e come adulti, è prendere sul serio queste aspirazioni: spiegare le difficoltà, certamente, ma anche riconoscere il valore di chi desidera affrontarle.

Questo vale per ogni ragazza e ogni ragazzo, qualunque strada voglia scegliere. Il diritto allo studio, l’uguaglianza, la dignità della persona, la possibilità di partecipare e di esprimersi devono essere riconoscibili nella vita quotidiana. Conoscere i propri diritti aiuta a riconoscere una discriminazione, a chiedere sostegno, a comprendere che una difficoltà economica o sociale non diminuisce il valore delle proprie capacità. Alle istituzioni spetta la responsabilità di rendere effettive queste possibilità, riducendo gli ostacoli che limitano la libertà di scelta.

Anche per questo considero preziosi i luoghi nei quali i giovani possono incontrare direttamente chi svolge una professione, porre domande, manifestare dubbi e ricevere risposte comprensibili. Sono occasioni in cui una strada ancora astratta può diventare un progetto, e una vocazione può trovare incoraggiamento.

Ho lasciato OrientaSud con la sorpresa e la gioia di aver incontrato un’iniziativa capace di comprendere questa esigenza. Nei volti dei ragazzi, nelle domande e nella volontà di fermarsi ancora a parlare ho trovato il significato più concreto dell’orientamento. Mi auguro che ciascuno sia tornato a casa con qualche elemento in più per scegliere e, soprattutto, con una maggiore fiducia nella possibilità di farlo. Noi adulti abbiamo il dovere di meritare quella fiducia, continuando ad ascoltare e assumendoci la responsabilità delle risposte».

Mirko Bellaria

Mirko Bellaria

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