Decine di scuole nei paesi di montagna rischiano la chiusura a causa del Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell’11 maggio 2026, il Dpcm 121, che definisce per la prima volta cosa si debba intendere per “Comune montano”, introducendo rigidi criteri geomorfologici e altimetrici per definirne la classificazione ufficiale. Un atto, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con il quale dovrà fare i conti anche il leader della Lega, Matteo Salvini, dal momento che tra i sindaci più indignati ci sono proprio quelli del Carroccio.
Dal 22 luglio, giorno in cui entrerà in vigore il decreto, centinaia di comunità si vedranno tagliare i fondi strategici del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane e saranno private delle deroghe indispensabili per evitare il dimensionamento scolastico e il taglio delle classi nei piccoli plessi. Molte comunità non avranno più il ciclo completo della scuola primaria con le cinque classi (prima, seconda, terza, quarta e quinta), ma aule con bambini di 6, 7 e 8 anni insieme oppure di 8, 9 e 10 anni.
Non sarà più possibile evitare classi plurime
Per Roberto Colombero, sindaco di Marmora e presidente dell’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani del Piemonte, sentito dall’Ansa: “Il Dpcm approvato crea solo confusione. La norma entrerà in vigore il 22 luglio, quando le classi saranno già formate. A quel punto che dovranno fare i comuni esclusi? Nella nostra regione sono circa una trentina, nelle province di Biella, Cuneo, Torino e Alessandria, dove spesso a governare è proprio la Lega. Ad oggi con dieci bambini iscritti era possibile – con la deroga di comune montano – evitare la pluriclasse, ma ora come faranno i miei colleghi?”.
Diverso, invece, il parere del coordinatore nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico: “Con un decreto del Ministro dell’Istruzione e del Merito, di concerto con il Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, verrà stabilito un punteggio supplementare nelle graduatorie provinciali per le supplenze, riservato a quei docenti e operatori – sia a tempo indeterminato sia determinato – che abbiano effettivamente lavorato in tali scuole per almeno centottanta giorni nell’anno scolastico, dei quali almeno centoventi dedicati ad attività didattiche. Un ulteriore punteggio è previsto per chi ha insegnato nelle pluriclassi delle scuole primarie situate nei comuni montani, e un ulteriore riconoscimento, proporzionale all’anzianità di servizio maturata, sarà attribuito a chi ha svolto un lungo periodo di attività in queste scuole. La legge introduce poi un importante sostegno economico per il personale scolastico che, per motivi di servizio, decida di trasferirsi nei comuni montani”.
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