Nonostante i progressi registrati nell’ultimo anno scolastico, il ricorso ai contratti a termine continua a rappresentare uno dei principali punti deboli del sistema di istruzione italiano. All’inizio delle lezioni dello scorso anno era stato coperto il 97,3% dell’organico sui posti comuni, in miglioramento rispetto al 94% dell’anno precedente, ma il fenomeno delle supplenze resta molto esteso. Le organizzazioni sindacali stimano ancora circa 250mila docenti precari, mentre il ministero dell’Istruzione e del Merito ridimensiona la stima, indicandola tra le 100mila e le 150mila unità e collegando buona parte delle criticità alla carenza di insegnanti di sostegno.
Le osservazioni della Corte dei conti
A confermare le difficoltà strutturali è intervenuta anche la Corte dei conti nel giudizio di parificazione del rendiconto generale dello Stato relativo al 2025, sottolineando come l’elevato numero di incarichi annuali dimostri che il contratto a tempo determinato viene ormai utilizzato come modalità ordinaria per coprire cattedre vacanti e disponibili. Una situazione che, secondo i magistrati contabili, incide negativamente sia sulla continuità didattica degli studenti sia sulla stabilità professionale del personale scolastico.
Per il prossimo anno scolastico il ministero dell’Istruzione e del Merito punta a rafforzare gli organici attraverso un nuovo piano di immissioni in ruolo. Al ministero dell’Economia e alla Funzione pubblica è stata infatti trasmessa la richiesta di autorizzazione per assumere 44.642 insegnanti destinati a coprire le cattedre rimaste libere dopo le operazioni di mobilità. L’ultimo passaggio resta però nelle mani del Consiglio dei ministri, chiamato ad autorizzare definitivamente il contingente di assunzioni che accompagnerà l’avvio dell’anno scolastico 2026-2027.
Le novità introdotte
L’impianto generale delle procedure seguirà quello adottato dodici mesi fa, ma non mancheranno alcune innovazioni. Tra le principali figurano l’ingresso dei vincitori del concorso Pnrr 3, bandito nel 2025 con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, e l’utilizzo dei nuovi elenchi regionali riservati ai candidati risultati idonei nelle procedure selettive.
L’intero iter sarà articolato in tre distinti passaggi. La prima fase dovrà essere completata entro il 30 luglio e comprenderà la conclusione delle procedure ordinarie di reclutamento, lo scorrimento delle graduatorie e l’assegnazione delle sedi ai docenti destinatari dell’immissione in ruolo. Rientreranno in questo passaggio anche i vincitori di concorso ancora privi di abilitazione, che accederanno mediante contratti finalizzati alla successiva stabilizzazione. Dal 31 luglio al 13 agosto prenderà invece il via la seconda fase, dedicata esclusivamente all’assegnazione dei posti di sostegno agli aspiranti inseriti nella prima fascia delle Graduatorie provinciali per le supplenze (Gps). L’ultima finestra si svolgerà tra il 14 e il 21 agosto. In questa fase saranno coinvolti gli insegnanti della prima fascia Gps sostegno che avranno aderito alla procedura interprovinciale della cosiddetta “mini call veloce”. Contestualmente saranno attribuite sia la provincia sia la sede di servizio, con l’obiettivo di ridurre al minimo le cattedre ancora scoperte prima dell’inizio delle attività didattiche.
Nomine esclusivamente online
Le immissioni in ruolo seguiranno il consueto ordine di scorrimento delle graduatorie, comprendendo vincitori e idonei provenienti dalle diverse procedure concorsuali, dai bandi più risalenti fino a quelli finanziati dal Pnrr. L’intera procedura sarà gestita attraverso la piattaforma telematica del ministero. Una volta ricevuta la proposta di nomina, gli aspiranti avranno cinque giorni di tempo per accettarla: il mancato riscontro entro questo termine sarà considerato rinuncia e comporterà la perdita del posto assegnato.
Alla base delle difficoltà c’è soprattutto la scarsità di docenti specializzati sul sostegno, in particolare per infanzia e primaria, dove molti insegnanti preferiscono concorrere per le cattedre comuni. Le organizzazioni sindacali chiedono quindi interventi strutturali: dalla stabilizzazione dei posti in deroga alla revisione della distinzione tra organico di diritto e organico di fatto, fino a una migliore programmazione universitaria per aumentare il numero di insegnanti qualificati e garantire maggiore continuità didattica agli alunni con disabilità.
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