Tra i Millennial, la generazione nata tra il 1980 e il 1994, la quota di persone che sperimenta una mobilità verso il basso rispetto alle condizioni occupazionali dei genitori (27,1%) supera quella registrata in tutte le generazioni precedenti e, al contempo, quella ascendente (25%). Lo rileva l’Istat nel Rapporto annuale dove registra che le origini sociali continuino a influenzare le opportunità occupazionali. Una maggiore mobilità sociale si registra tra i laureati. L’investimento in istruzione garantisce infatti risultati migliori nel mercato del lavoro: il tasso di occupazione raggiunge l’85,3% tra chi possiede un titolo terziario, contro il 74,6% dei diplomati e il 56,1% di chi ha la sola licenza media.
Il titolo di studio emerge anche come il principale fattore di protezione dall’indigenza: la povertà assoluta colpisce il 15,1% delle persone di 25 anni e più con al massimo la licenza media contro il 2,3% dei laureati. Ed è associato a una maggiore speranza di vita a 30 anni di 4,2 anni tra gli uomini e di 2,8 anni per le donne. Il numero di coloro che conseguono ogni anno una laurea è quasi triplicato dal 1999 al 2024 (fino a 544 mila); ma solo il 31,6% dei 25-34enni possiede un titolo terziario, contro il 44,1% della media dell’Ue. L’Italia fatica, inoltre, a trattenere i profili più specializzati: nel 2025, il 10,4% dei dottori di ricerca formati in Italia lavora all’estero. Le ragioni principali sono le maggiori opportunità di un impiego adeguato (81,7%) o meglio retribuito (73,7%).
In Italia 6,6 milioni di persone rinunciano ad avere un figlio
Nell’Italia con la natalità ai minimi storici, 6,6 milioni di persone dichiarano di aver rinunciato ad avere bambini che desiderano. L’Istat segnala come tra i 9,8 milioni di persone tra i 18 e i 49 anni che esprimono l’intenzione di non avere figli in futuro, solo una piccola parte affermi che i bambini non rientrano nel proprio progetto di vita (il 5,5%). Tre su dieci hanno già i figli che desiderano, mentre la quota più ampia ha rinunciato ad avere i figli desiderati (62,2%) per problematiche di varia natura, a partire dalla sfera economico-lavorativa
Per quasi 2,8 milioni di persone, cioè oltre quattro su dieci tra coloro che non intendono diventare genitori o avere altri figli, il peso delle difficoltà economiche o la mancanza di certezze lavorative impediscono che il desiderio diventi intenzione (nel 32,7% per difficoltà economiche, nel 9,% per mancanza di certezze lavorative). Le donne più degli uomini percepiscono come ostacolo l’incertezza lavorativa (13,6% contro il 4% degli uomini); gli uomini, invece, le difficoltà economiche (39,3% contro il 27,6% delle donne). Anche l’impegno di cura verso i propri genitori frena le prospettive genitoriali.
La posticipazione della genitorialità verso età più avanzate (nel 2025 l’età media al parto è di 32,7 anni) determina una crescente incidenza di nascite da madri over 40. Tuttavia, dopo questa soglia di età la probabilità di concepire naturalmente si riduce drasticamente. Le tecniche di procreazione medicalmente assistita (pma) nel 2023, hanno contribuito per il 3,9 per cento alla fecondità totale, un valore quasi raddoppiato nell’arco di un decennio (dal 2,1 per cento del 2013). Nel 2025 il numero medio di figli per donna è calato nuovamente, passando da 1,18 del 2024 al minimo storico di 1,14. Il tasso di crescita della popolazione è prossimo allo zero, ma in miglioramento rispetto al biennio precedente (-0,5 per mille del 2024 e -0,4 per mille nel 2023) grazie alla dinamica migratoria. Il saldo naturale tra nascite e decessi continua comunque a essere negativo (-296 mila unità).
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