Dalla salute mentale degli studenti al costo dell’inflazione: i dati Bocconi–SWG per Pact4Future 2026 raccontano un Paese che percepisce insicurezza e chiede risposte concrete.
Il disagio giovanile è più profondo di quanto credano gli adulti. L’inflazione viene percepita come una perdita di benessere enorme. La sanità resta una priorità assoluta.
È questa la fotografia che emerge dalla survey realizzata dall’Osservatorio Monitoring Democracy dell’Università Bocconi, in collaborazione con SWG, su un campione di 2.049 italiani rappresentativi della popolazione. I dati anticipano i temi al centro di Pact4Future 2026, il forum promosso da Bocconi e Corriere della Sera in programma dal 24 al 26 marzo.
Scuola e salute mentale: una frattura tra giovani e adulti
Il dato più evidente riguarda la percezione del benessere psicologico nelle scuole.
Il 51% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ritiene molto diffuso il malessere tra studenti e studentesse. La percentuale scende al 37% tra i 45-64enni e al 32% tra gli over 65, mentre la media complessiva si ferma al 38,5%.
La distanza aumenta quando si guarda al ruolo della scuola: oltre un giovane su tre (35,7%) ritiene che la scuola non dedichi alcuna attenzione al benessere emotivo, contro il 18% degli adulti tra i 45 e i 64 anni.
Anche sulle soluzioni emergono differenze: il 30,3% dei giovani indica il supporto psicologico come misura più efficace per prevenire episodi di violenza nelle scuole, mentre tra gli adulti la percentuale si ferma al 17,5%.
“La frattura generazionale sul tema scuola è uno dei risultati più forti dell’indagine”, osserva Vincenzo Galasso, direttore dell’Osservatorio Monitoring Democracy.
“I giovani percepiscono un disagio molto più intenso e chiedono strumenti di prevenzione e supporto psicologico con maggiore convinzione rispetto agli adulti”.
Il dato evidenzia una trasformazione profonda: la scuola non è più solo luogo di apprendimento, ma anche spazio di benessere emotivo, ancora però poco riconosciuto nelle politiche educative.
Inflazione e sanità: quanto vale la sicurezza per gli italiani
Accanto alla scuola, emergono con forza le priorità economiche e sociali.
Attraverso un esperimento sulla disponibilità a pagare, la survey quantifica il valore attribuito dagli italiani alla stabilità economica e ai servizi pubblici.
Gli italiani attribuiscono un valore di circa 1.066 euro al mese alla possibilità di vivere in un Paese con prezzi stabili e potere d’acquisto costante.
Per avere una sanità con tempi di attesa ridotti – 30 giorni invece di 90 per visite ed esami non urgenti – la disponibilità media è di 520 euro al mese, che sale a 635 euro tra gli over 65.
“L’inflazione è percepita come una perdita di benessere enorme, superiore a qualsiasi altra dimensione testata”, spiega Galasso.
“Subito dopo viene la sanità. Sono due pilastri della sicurezza quotidiana”.
La domanda che emerge è chiara: gli italiani chiedono protezione concreta, non simbolica, legata alla qualità della vita quotidiana.
Un Paese che teme il declino economico
Guardando al futuro, il sentiment non è rassicurante.
Oggi l’Italia è al 26° posto nel mondo per PIL pro capite. Tra vent’anni, secondo la percezione degli intervistati, potrebbe scendere al 30° posto in assenza di riforme strutturali.
Non è quindi attesa stagnazione, ma un vero e proprio arretramento.
“Se la protezione nel presente è centrale e la crescita non è data per scontata, significa che le persone collegano direttamente riforme e traiettoria del Paese”, osserva ancora Galasso.
Guerra e clima: le paure diventano globali
Sul piano delle preoccupazioni, il quadro si allarga oltre i confini nazionali.
La guerra è indicata come principale fonte di preoccupazione da circa un terzo degli intervistati, seguita da un blocco di rischi sistemici: cambiamento climatico, qualità della democrazia, immigrazione e criminalità.
Il cambiamento climatico emerge come seconda grande categoria di paura, soprattutto tra i redditi più alti, segno di una crescente consapevolezza del suo impatto strutturale.
Rispetto al 2024 cambia anche il linguaggio delle paure: se prima prevaleva la vulnerabilità economica personale, oggi domina l’instabilità globale, percepita come sistemica e duratura.
Pact4Future 2026: dal dato alla discussione pubblica
La survey restituisce un filo conduttore chiaro: protezione nel presente, riforme per il futuro, capacità di governo in un contesto globale instabile.
“Questi dati mostrano un’Italia consapevole delle proprie fragilità”, commenta Francesco Billari, rettore dell’Università Bocconi.
“Se la maggioranza si aspetta un arretramento senza riforme, significa che la richiesta di scelte strutturali è concreta”.
“Inflazione, sanità, scuola, guerra, clima: sono priorità che chiedono risposte misurabili”, aggiunge Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera.
In questo contesto si inserisce Pact4Future 2026, che riunirà oltre 60 esperti tra economisti, scienziati sociali e policy maker per discutere le scelte che possono incidere sulla traiettoria del Paese.
Un confronto che parte dai dati e punta a trasformarli in decisioni e responsabilità condivisa.
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