Oggi si celebra l’NGO World Day, la giornata internazionale dedicata alle organizzazioni non governative che operano nel sociale, nella cooperazione, nei diritti umani e nella sostenibilità. Un’occasione non solo simbolica, ma utile per leggere un cambiamento generazionale in corso.
I dati raccontano una tendenza chiara: l’85% dei giovani lavorerebbe volentieri in un’organizzazione senza scopo di lucro. Quasi la metà sarebbe pronta a fare impresa nel Terzo Settore. E sei giovani su dieci fanno già parte di un’associazione.
Il non profit, per la Gen Z, non è più un “piano B”. È una scelta coerente con un’idea di lavoro che mette al centro impatto, comunità e senso.
Perché il non profit attrae la Gen Z
Secondo la ricerca “I giovani: associazionismo, comunità e volontariato” (Giovani Imprenditori Confcommercio e OneDay, 2022), per il 40% dei giovani la comunità conta quanto la famiglia. Per il 27% comunità e realizzazione personale hanno lo stesso peso.
Il lavoro non è più soltanto reddito. È identità. È coerenza tra valori personali e missione professionale. In un mercato sempre più competitivo e frammentato, il Terzo Settore intercetta questa domanda di purpose.
Ma i numeri mostrano anche un’altra faccia della medaglia.
Pochi giovani nei ruoli stabili
Nonostante l’interesse crescente, nel Terzo Settore gli under 30 rappresentano solo il 12,8% dei dipendenti. Gli under 35 sono il 20,2%. Nelle imprese sociali la quota scende al 16%.
Anche la stabilità contrattuale è più fragile: solo il 56% dei contratti degli under 30 è a tempo indeterminato, contro il 68% nelle imprese for-profit.
Il settore sta attraversando una fase di professionalizzazione, ma l’accesso stabile e strutturato per le nuove generazioni resta una sfida aperta.
Il volontariato giovanile è in calo
Secondo i dati ISTAT, tra il 2014 e il 2022 la partecipazione giovanile al volontariato è diminuita in tutte le fasce d’età. Oggi solo il 22,8% dei volontari ha meno di 35 anni, con percentuali ancora più basse nelle organizzazioni tradizionali.
Il coinvolgimento non è automatico. Richiede linguaggi aggiornati, percorsi chiari, modelli organizzativi capaci di dialogare con una generazione cresciuta in un contesto digitale e globale.
Il paradosso del Terzo Settore
Il quadro che emerge è duplice.
Da un lato, una generazione che cerca impatto sociale, appartenenza e responsabilità collettiva. Dall’altro, un sistema che fatica a offrire stabilità, governance inclusiva e percorsi di crescita definiti.
Nel frattempo, il contesto generale è segnato da precarietà: il 41% dei giovani nel mercato del lavoro vive condizioni di instabilità e le dimissioni degli under 30 sono cresciute del 72% nel triennio 2020-2022. Non disinteresse, ma ricerca di coerenza.
Una sfida condivisa
L’NGO World Day non è solo una celebrazione delle organizzazioni non governative. È l’occasione per interrogarsi su come il Terzo Settore possa diventare uno spazio sempre più attrattivo, stabile e inclusivo per le nuove generazioni.
Il desiderio di impegnarsi c’è.
La sfida ora è trasformarlo in opportunità strutturate.
Leggi anche altre notizie su CorriereUniv





