L’ONU lancia un allarme forte: secondo l’ufficio per il coordinamento degli affari umanitari, il pianeta vive un momento di «brutalità, impunità e indifferenza» verso le sofferenze di milioni di persone.
Il piano umanitario per il 2026 – ridotto rispetto alle ambizioni iniziali a causa del calo drastico dei finanziamenti – punta a raccogliere tra 23 e 33 miliardi di dollari per aiutare fino a 135 milioni di persone in circa 50 Paesi duramente colpiti da guerre, crisi alimentari, disastri naturali o epidemie.
I bisogni, però, sono in crescita: nel 2025 la risposta umanitaria aveva già registrato la cifra più bassa di finanziamenti in un decennio, con aiuti rivolti a 25 milioni di persone in meno rispetto all’anno precedente. A causa di ciò, in molte aree del mondo la fame è aumentata, i sistemi sanitari sono crollati, l’istruzione è stata interrotta, le operazioni di sminamento sospese e più di 320 operatori umanitari sono stati uccisi — un dato drammatico che l’ONU definisce “senza precedenti”.
Tra le aree che ricevono maggiore attenzione ci sono i territori palestinesi occupati – dove servono circa 4,1 miliardi di dollari per aiutare 3 milioni di persone –, il Sudan con la più grande crisi di sfollamento al mondo, e altre zone come Siria, Myanmar, Haiti e Ucraina.
Secondo il responsabile umanitario delle Nazioni Unite, l’attuale situazione mette in evidenza un’urgenza drammatica: «siamo sovraccarichi, sottofinanziati e sotto attacco», ed è necessario un impegno globale diretto e concreto per evitare che la crisi umanitaria continui ad aggravarsi.
In sintesi: l’ONU chiede ai governi mondiali di fermare l’indifferenza e di sostenere con urgenza il piano 2026 — perché la necessità di aiuto riguarda oggi più che mai centinaia di milioni di vite.
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