Secondo Volodymyr Zelensky, questi sono giorni “importanti” per trovare una soluzione che possa mettere fine, dopo quattro anni, alla guerra in Ucraina. Lo stesso clima si è percepito nei colloqui che si sono svolti a Miami. Presenti una delegazione ucraina guidata da Rustem Umerov e per gli Usa il segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato Steve Witkoff e Jared Kushner.
Umerov ha parlato di incontri “produttivi” e “di successo”. Rubio ha confermato che “resta lavoro da fare”. Donald Trump, parlando dall’Air Force One, ha detto di credere che ci siano “buone possibilità” di arrivare a un accordo. Intanto Witkoff si prepara a volare a Mosca per un nuovo round di contatti.
Zelensky, in un messaggio su Telegram, ha sottolineato il valore del “dialogo costruttivo” e ha espresso gratitudine agli Stati Uniti e alla squadra di Trump per l’impegno dedicato a definire passi concreti verso la fine del conflitto. Ha aggiunto di attendere presto un rapporto completo dal suo team.
Secondo Umerov, i negoziati in Florida hanno segnato “progressi significativi” verso una pace giusta, avvicinando le posizioni di Kiev e Washington. Le discussioni — definite da fonti citate dalla CNN “toste ma costruttive” — hanno affrontato i nodi più delicati: territori contesi e garanzie di sicurezza, gli stessi temi che avevano fatto saltare l’intesa nei precedenti incontri di Ginevra.
Un alto funzionario americano ha spiegato che Kiev sa cosa Washington si aspetta. Prima di lasciare l’incarico, Yermak aveva ribadito che eventuali concessioni territoriali possono essere decise solo a livello presidenziale. Trump, però, ha chiarito che incontrerà sia Zelensky che Putin soltanto quando le parti saranno vicine a un’intesa finale. Per questo a Miami il confronto è stato complesso e le “formulazioni” restano in fase di lavoro.
Il tema delle garanzie di sicurezza rimane centrale: la prima bozza statunitense prevedeva meccanismi di difesa per evitare future aggressioni russe, ma senza definire con chiarezza il livello di impegno americano. Umerov ha ribadito che Kiev vuole “garanzie affidabili e di lungo termine”. Zelensky, ha detto, ha dato direttive precise: proteggere gli interessi ucraini, mantenere un dialogo sostanziale e avanzare partendo dai risultati di Ginevra.
Rubio ha confermato che l’obiettivo di Washington è “chiudere il conflitto e costruire un sistema che assicuri all’Ucraina indipendenza, sovranità e la possibilità di prosperare”.
Nonostante alcuni progressi, il Cremlino ha espresso dubbi sulla volontà di Kiev di accettare i termini dell’accordo, soprattutto dopo che la parte ucraina ha ottenuto modifiche a 28 punti del piano proposto dagli Stati Uniti. Putin ha ribadito che la Russia prenderà tutti i territori che rivendica, “pacificamente o con la forza”.
Tra i temi affrontati a Miami c’è stato anche quello delle elezioni ucraine. Nella prima versione del piano americano era prevista la dimissione di Zelensky e la convocazione del voto entro 100 giorni dalla fine della guerra, un punto che resta controverso e su cui a Ginevra non si era arrivati a un’intesa. A inserirsi nel dibattito è stato anche il premier ungherese Viktor Orbán, che ha invitato Kiev a fare concessioni territoriali definendole “inevitabili” e sostenendo che l’Ucraina dovrà accettare di diventare uno “Stato cuscinetto” tra Occidente e Russia. Secondo lui, più a lungo durerà la guerra, più persone e territori Kiev perderà.
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