Aggredire un insegnante potrà costare fino a sedici anni di carcere. È una delle novità più rilevanti contenute nel decreto sicurezza approvato dal Governo il 5 febbraio 2026, che introduce una tutela penale più forte per docenti e dirigenti scolastici, riconoscendo la crescente esposizione del personale educativo a episodi di violenza. La misura segna un passaggio giuridico importante: le lesioni contro chi lavora nella scuola non saranno più trattate solo come fattispecie aggravate, ma diventeranno un reato specifico.
Lesioni ai docenti diventano reato autonomo
Il provvedimento interviene direttamente sul codice penale, stabilendo pene differenziate in base alla gravità dell’aggressione. Per lesioni considerate lievi si potrà arrivare fino a cinque anni di reclusione; la forbice sale da quattro a dieci anni nei casi di danni gravi e raggiunge gli otto-dieci anni fino a un massimo di sedici quando le lesioni sono giudicate gravissime.
L’obiettivo è rafforzare la protezione di una categoria sempre più spesso al centro delle cronache, tra tensioni con le famiglie, conflitti educativi e, in alcuni casi, veri e propri atti di violenza fisica.
La norma nasce da una proposta sostenuta dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e si inserisce in una strategia più ampia di rafforzamento della sicurezza nei luoghi pubblici.
Scuola equiparata a sanità e forze dell’ordine
Una delle novità più significative riguarda l’equiparazione del personale scolastico ad altre professioni già considerate “a rischio”. Sul piano della tutela penale, docenti e dirigenti vengono ora avvicinati a figure come operatori sanitari e agenti di pubblica sicurezza.
Il riconoscimento non è solo simbolico: certifica il valore pubblico della funzione educativa e il ruolo centrale della scuola come presidio istituzionale.
Arresto immediato in caso di aggressione
Il decreto introduce anche l’arresto obbligatorio in flagranza per chi provoca lesioni a un docente o a un dirigente scolastico. Si tratta di uno strumento pensato per garantire una risposta più rapida da parte delle autorità e aumentare l’effetto deterrente della norma.
Restano inoltre applicabili le aggravanti già previste per i reati commessi con violenza o minaccia contro il personale scolastico — inclusi amministrativi e tecnici — quando l’episodio è legato all’esercizio delle loro funzioni.
Il limite della flagranza differita
Nel testo, però, manca un riferimento esplicito alla cosiddetta flagranza differita: la possibilità di arrestare un sospetto anche nelle ore successive al fatto, sulla base di prove video o fotografiche. Questo meccanismo è già utilizzato per le aggressioni al personale sanitario. L’assenza potrebbe alimentare un confronto nei prossimi mesi, soprattutto in un contesto scolastico dove molte strutture sono dotate di sistemi di videosorveglianza. Al di là dell’aspetto penale, il decreto manda un messaggio chiaro: la violenza contro chi educa non può essere considerata un episodio marginale. La scuola viene riconosciuta come spazio che lo Stato intende proteggere con strumenti più incisivi. Resta ora da capire se l’inasprimento delle pene basterà a frenare un fenomeno che, secondo osservatori e istituzioni, richiede anche interventi preventivi e un rinnovato patto educativo tra scuola e famiglie.
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