Roma, 30 gennaio 2026 – Vietare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni e introdurre l’obbligo del consenso genitoriale per i ragazzi tra i 15 e i 18 anni. È questo l’obiettivo della proposta di legge presentata dalla Lega e depositata alla Camera, con l’intento dichiarato di rafforzare la tutela dei minori nell’utilizzo delle piattaforme digitali.
A illustrarne le finalità è Giorgia Latini, deputata della Lega e vicepresidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione di Montecitorio, nonché prima firmataria della pdl. Secondo Latini, la proposta nasce dall’esigenza di “rafforzare i meccanismi di verifica dei contenuti e dell’età degli utenti” per proteggere i più giovani da un uso precoce e intensivo dei social network.
I contenuti della proposta di legge
Il testo prevede due principali interventi normativi:
- divieto di utilizzo dei social network per i minori di 15 anni;
- obbligo di consenso esplicito dei genitori o tutori legali per l’accesso alle piattaforme digitali da parte dei ragazzi tra i 15 e i 18 anni.
L’obiettivo, spiegano i promotori, non è una demonizzazione degli strumenti digitali, ma l’introduzione di regole più stringenti sulla base dell’età, in un contesto in cui i controlli risultano spesso inefficaci o facilmente aggirabili.
Salute, sonno e relazioni sociali
Alla base della proposta vengono richiamati numerosi studi che evidenziano come l’uso intensivo dei social possa incidere negativamente sulla salute psicofisica degli adolescenti, influenzando il ritmo del sonno, la capacità di concentrazione e lo sviluppo delle relazioni sociali. In particolare, l’attenzione è rivolta ai fenomeni di isolamento, solitudine e disagio giovanile, cresciuti negli ultimi anni anche in parallelo all’aumento del tempo trascorso online.
Secondo Latini, la linea scelta dalla Lega sarebbe quella di “agire con responsabilità, senza preclusioni ideologiche”, puntando su una regolazione che metta al centro la persona e la tutela della salute dei giovani.
Il dibattito aperto
La proposta si inserisce in un dibattito più ampio, già attivo a livello europeo e internazionale, sul rapporto tra minori, piattaforme digitali e responsabilità degli operatori tecnologici. Nei prossimi mesi il testo sarà oggetto di confronto parlamentare, dove non mancheranno posizioni diverse tra chi invoca maggiori limitazioni e chi, invece, sottolinea il ruolo dell’educazione digitale e della responsabilità familiare.
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