Il 2025 è stato un anno di forte discontinuità per la scuola italiana, segnato da riforme strutturali, cambiamenti normativi incisivi e da un clima di conflittualità che ha attraversato studenti, famiglie e personale scolastico. Un anno in cui l’istruzione è tornata al centro del dibattito pubblico, non solo come ambito educativo, ma come terreno politico e culturale.
Le riforme: disciplina, comportamento e valutazione
Uno dei pilastri dell’azione del Ministero dell’Istruzione nel 2025 è stato il rafforzamento delle regole legate al comportamento degli studenti. Il voto di condotta ha assunto un peso determinante nel percorso scolastico: insufficienze gravi possono ora compromettere la promozione o imporre percorsi di recupero legati all’educazione civica e alla cittadinanza attiva.
In parallelo, le sospensioni disciplinari sono state ripensate non più come meri provvedimenti punitivi, ma come strumenti educativi, con attività socialmente utili o momenti di riflessione guidata. Una scelta che ha diviso il mondo della scuola: da un lato chi invoca maggiore rigore e autorevolezza dell’istituzione scolastica, dall’altro chi teme una deriva repressiva e una riduzione della scuola a spazio di controllo.
Cellulari in classe e rapporto con il digitale
Nel 2025 è arrivata anche l’estensione del divieto di utilizzo dei telefoni cellulari durante l’orario scolastico, comprese le scuole superiori. La misura è stata giustificata come risposta alla crescente distrazione e al calo dell’attenzione degli studenti, ma ha riacceso il dibattito sul ruolo del digitale nella didattica.
Molti docenti e pedagogisti hanno sottolineato l’assenza di una riflessione strutturata sull’educazione digitale: il rischio, secondo i critici, è quello di limitarsi a vietare senza offrire strumenti alternativi per un uso consapevole della tecnologia, in un contesto in cui le competenze digitali restano centrali per il futuro lavorativo degli studenti.
Programmi, identità culturale e scontro ideologico
Il 2025 ha visto anche un acceso confronto sui contenuti dell’insegnamento. Le anticipazioni sulle modifiche ai programmi scolastici, alcune delle quali destinate a entrare in vigore negli anni successivi, hanno alimentato uno scontro più ampio sull’identità culturale della scuola italiana.
Il dibattito ha coinvolto temi come il peso delle discipline umanistiche, il rafforzamento dell’educazione civica, l’attenzione alla storia nazionale e il rapporto tra tradizione e innovazione. Una discussione che ha spesso travalicato i confini della didattica per assumere un valore simbolico e politico.
Proteste studentesche e mobilitazioni sindacali
In questo contesto non sono mancate le proteste. Nel corso dell’anno si sono susseguiti scioperi del personale scolastico e manifestazioni studentesche contro le riforme, la precarietà del lavoro docente e le condizioni strutturali degli edifici.
Gli studenti hanno denunciato una scuola percepita come sempre più rigida e distante, mentre i sindacati hanno posto l’accento su stipendi considerati inadeguati, carichi di lavoro crescenti e una carenza cronica di personale stabile, soprattutto sul sostegno.
Inclusione e disuguaglianze territoriali
Sul fronte dell’inclusione, il 2025 ha confermato criticità già note. Nonostante programmi dedicati all’integrazione degli studenti con background migratorio e al potenziamento dell’insegnamento dell’italiano come seconda lingua, le disuguaglianze territoriali restano marcate.
Persistono forti differenze tra Nord e Sud, tra aree urbane e periferiche, e tra scuole dotate di servizi adeguati e istituti privi di mense, palestre e laboratori. Una frattura che incide direttamente sul diritto allo studio e sulle opportunità formative.
Orientamento, valutazione e futuro degli studenti
Anche nel 2025 l’orientamento scolastico è rimasto un nodo centrale. Le famiglie continuano a fare affidamento su strumenti come le classifiche degli istituti, mentre il sistema fatica a offrire un accompagnamento strutturato e continuo nelle scelte educative e professionali degli studenti.
Nel frattempo, l’attenzione alle competenze STEM e alla transizione scuola-lavoro è cresciuta, sostenuta anche da investimenti legati ai fondi europei, ma con risultati ancora disomogenei sul territorio nazionale.
Un sistema in trasformazione
Il bilancio del 2025 restituisce l’immagine di una scuola in profonda trasformazione, attraversata da spinte contrapposte: da un lato il tentativo di riaffermare regole, identità e ordine; dall’altro la richiesta di maggiore inclusività, ascolto e innovazione.
La scuola italiana esce da questo anno più regolata, ma anche più esposta al conflitto. Le scelte compiute nel 2025 avranno effetti duraturi e continueranno a incidere sul rapporto tra istituzione scolastica, studenti e società nei prossimi anni.
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