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Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026: donne il 60% dei laureati ma -15% di stipendio. Oltre il 95% concentrate in Educazione. Ecco tutti i dati.

Luigi Bevilacqua by Luigi Bevilacqua
11 Febbraio 2026
in Università
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Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026: donne il 60% dei laureati ma -15% di stipendio. Oltre il 95% concentrate in Educazione. Ecco tutti i dati.

Le donne sono quasi il 60% dei laureati in Italia, ottengono voti più alti e si laureano più spesso in corso. Eppure, a cinque anni dal titolo, guadagnano in media il 15% in meno degli uomini. È il dato più netto che emerge dal Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026, presentato l’11 febbraio all’Università di Modena e Reggio Emilia nella Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Un’analisi strutturale che attraversa scelte formative, performance universitarie, mobilità, inserimento lavorativo e retribuzioni.

Donne più brave negli studi, ma meno presenti ai livelli alti

Nel 2024 le donne rappresentano:

  • il 69,4% dei laureati magistrali a ciclo unico
  • il 59,4% dei laureati triennali
  • il 57,8% dei magistrali biennali
  • ma solo il 49,7% dei dottori di ricerca

La presenza femminile si riduce dunque all’aumentare del livello formativo.

Sul piano delle performance universitarie, le laureate risultano mediamente più brillanti: il 60,9% consegue il titolo nei tempi previsti (contro il 55,4% degli uomini) e il voto medio di laurea è più alto (104,5 contro 102,6 su 110). Anche alla maturità le donne partono avvantaggiate (85,2/100 contro 82,6/100).

Non solo: provengono meno frequentemente da famiglie con almeno un genitore laureato (29,7% contro 36%) e da classi socio-economiche elevate (21% contro 24,6%). Questo significa che il contributo femminile alla mobilità educativa ascendente è più marcato.

Polarizzazione: oltre il 95% di donne in Educazione

Il Rapporto conferma una forte segregazione orizzontale nelle scelte disciplinari.

Nei corsi magistrali a ciclo unico dell’area Educazione e Formazione, la presenza femminile supera il 95%. Una concentrazione che non trova equivalenti in altri ambiti e che, secondo l’analisi, non può essere letta come un dato “naturale”, ma come effetto di meccanismi culturali e sociali che orientano precocemente le scelte.

In ambito STEM, la presenza femminile resta stabile al 41,1% tra i laureati 2024 (dato invariato dal 2015) e scende al 36,7% tra i dottori di ricerca STEM.

Durante la conferenza, Claudio Pettinari ha ricordato che in Europa le donne sono il 42% della forza lavoro tecnico-scientifica (7,7 milioni), mentre in Italia si fermano al 34%. E nei settori ad altissima tecnologia il divario diventa uno a quattro: 201 mila uomini contro 55 mila donne.

Occupazione: il divario si riduce, ma non scompare

A un anno dal titolo il differenziale occupazionale è ancora a favore degli uomini:

  • +3,3 punti tra i laureati di primo livello
  • +5,2 punti tra quelli di secondo livello

A cinque anni il tasso di occupazione si avvicina, ma resta uno scarto:

  • 92,3% donne vs 93,9% uomini (primo livello)
  • 88,2% donne vs 91,9% uomini (secondo livello)

La presenza di figli amplia significativamente il divario e penalizza soprattutto le donne.

Gli uomini risultano più frequentemente assunti a tempo indeterminato (57,8% contro 52,1%), mentre le donne sono più presenti nei contratti a termine (16,4% contro 9,6%).

Retribuzioni: -15% in Italia, gap anche all’estero

Il dato più critico resta quello salariale.

A cinque anni dal titolo:

  • primo livello: 1.686 euro per le donne contro 1.935 per gli uomini
  • secondo livello: 1.722 contro 2.012 euro

Il divario medio è circa del 15%.

Anche tra gli occupati all’estero il gap resta: 2.579 euro per le donne contro 2.993 per gli uomini tra i laureati di secondo livello.

Nelle STEM le retribuzioni sono più alte della media (1.842 euro donne contro 2.125 uomini), ma il differenziale resta del 15,4%.

Le aspettative retributive minime crescono per entrambi i generi (+32,8% donne, +26,8% uomini nell’ultimo decennio), ma permane un divario dell’8,4% nelle attese.

Mobilità e capitale umano

La mobilità territoriale continua a mostrare uno squilibrio strutturale: il Mezzogiorno registra un saldo migratorio negativo di capitale umano. Il 22,9% dei diplomati del Sud si laurea al Nord e non rientra per lavorare.

Le donne si spostano meno frequentemente degli uomini, sia per studio sia per lavoro.

Il ruolo degli atenei e la fotografia degli ultimi anni

Il rapporto è stato presentato all’Università di Modena e Reggio Emilia, alla presenza della direttrice di AlmaLaurea, Marina Timoteo, e della rettrice Rita Cucchiara.

Elena Bassoli, delegata alle Pari Opportunità di Unimore, ha ricordato che l’ateneo è stato tra i primi a redigere un rapporto di genere: “La giornata di oggi ci dà una fotografia degli ultimi quattro anni. È un problema culturale nella nostra società”.

Il Rapporto di Genere AlmaLaurea 2026 analizza scelte formative, mobilità internazionale, background familiare e culturale, coerenza tra studi e lavoro. Ma il messaggio che emerge è chiaro: il percorso universitario può ridurre i divari, ma non basta se il mercato del lavoro e la società continuano a riprodurre squilibri strutturali.

La parità di genere, oggi, non è solo una questione di diritti. È una questione di competitività e futuro. E i numeri lo dimostrano.

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Luigi Bevilacqua

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