Il Giorno del Ricordo, celebrato ogni anno il 10 febbraio, invita il Paese a confrontarsi con una delle pagine più dolorose della storia del Novecento: le foibe e l’esodo giuliano-dalmata, che costrinse centinaia di migliaia di italiani ad abbandonare le proprie terre al termine della Seconda guerra mondiale. Una ricorrenza che non è solo commemorazione, ma occasione di riflessione civile e storica.
In questo contesto si inserisce il messaggio della rettrice della Sapienza Università di Roma, Antonella Polimeni, che ha sottolineato il ruolo delle istituzioni accademiche nel promuovere una memoria consapevole e condivisa.
“La Sapienza sente di collocare il Giorno del Ricordo contro ogni forma di violenza e a tutela della dignità dei diritti umani. Solo una memoria fondata sulla conoscenza e sul rifiuto di ogni totalitarismo può diventare patrimonio condiviso delle generazioni future”, ha dichiarato la rettrice.
Un passaggio che richiama il valore educativo della memoria storica: non un esercizio formale, ma uno strumento per leggere il presente e costruire il futuro. Secondo Polimeni, infatti, “l’ignoranza aumenta sempre le contrapposizioni, mentre un sapere rigoroso e intellettualmente onesto diventa fattore di unione, responsabilità e futuro”.
Il cuore del suo intervento è però un invito alla coesione nazionale. “Le sofferenze degli esuli non possono essere motivo di divisione nella nostra comunità nazionale, ma un richiamo alla solidarietà e al rispetto reciproco. La democrazia è l’alternativa solida alle violenze politiche”.
Parole che si inseriscono nel solco di una giornata istituita per conservare e rinnovare la memoria delle vittime e delle loro storie, ma anche per contrastare letture polarizzate del passato. Il Giorno del Ricordo, infatti, richiama istituzioni, scuole e università a un compito preciso: trasformare la memoria in conoscenza condivisa, capace di superare le contrapposizioni.
In un tempo in cui il dibattito pubblico tende spesso a irrigidirsi, il messaggio che arriva dall’ateneo romano è chiaro: solo una memoria storica fondata su studio, responsabilità e rispetto può diventare un terreno comune per le nuove generazioni.
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