“Ricordare significa assumersi la responsabilità della verità storica, senza silenzi”. Così il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in occasione del Giorno del Ricordo, celebrato il 10 febbraio per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata.
Una tragedia che colpì migliaia di italiani, costretti ad abbandonare Istria, Fiume e Dalmazia nel secondo dopoguerra, e che per lungo tempo è rimasta ai margini della memoria pubblica. Secondo Valditara, la scuola ha un ruolo centrale nel restituire consapevolezza storica e nel trasmettere il valore della libertà, della dignità umana e del rifiuto di ogni forma di violenza e totalitarismo.
Bernini: “L’arte rende visibile ciò che rischia l’oblio”
Accanto al richiamo educativo, arriva anche quello culturale. In occasione della ricorrenza, il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha sottolineato come “l’arte sia uno strumento potente di memoria e di speranza”, capace di parlare un linguaggio universale e di coinvolgere soprattutto le giovani generazioni.
Il riferimento è all’opera Monumentum: corpi e Memoria, realizzata dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria e scelta dal Ministero dell’Università e della Ricerca per celebrare il Giorno del Ricordo 2026. Un’installazione che riflette sulla perdita di identità, sul vuoto e sulla sospensione della vita evocati dalla tragedia delle foibe e dall’esodo istriano-fiumano-dalmata.
Memoria storica tra scuola, università e spazio pubblico
Collocata a Trieste, città simbolo dell’esodo, l’opera vincitrice del concorso nazionale AFAM promosso dal MUR rappresenta un esempio di come formazione, ricerca artistica e responsabilità civile possano intrecciarsi.
Nel messaggio condiviso dalle istituzioni emerge una linea comune: la memoria non è solo commemorazione, ma impegno attivo. Un impegno che passa dalla scuola, dall’università e dalla cultura, per evitare che una delle pagine più dolorose della storia italiana venga dimenticata.
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