Oggi, giovedì 20 novembre, in tutte le università statali italiane si è svolto il primo appello del nuovo esame di Medicina, il sistema che dovrebbe sostituire definitivamente il vecchio numero chiuso ma che, per molti studenti, si sta rivelando altrettanto selettivo. In totale hanno tentato le prove oltre 53mila candidati per ciascuna delle tre materie del primo semestre — biologia, chimica e fisica — su 62.238 immatricolati, con una media di partecipazione pari all’87%.
Gli studenti hanno potuto scegliere quante prove sostenere, purché avessero frequentato almeno il 51% delle lezioni. Ogni test durava 45 minuti, con un intervallo di 15, e prevedeva 31 domande valutate con +1 per risposta corretta, 0 per non risposta e –0,1 per errore. Per passare serviva 18 su 31, mentre la lode spettava solo al “percorso netto”.
Le voci all’uscita: «Domande troppo specifiche e preparazione inadeguata»
La giornata, però, è stata segnata soprattutto dalle impressioni — spesso amare — dei candidati. Molti raccontano di aver trovato quesiti ben oltre le aspettative del primo semestre: «Le domande erano troppo specifiche, ci hanno dato solo due mesi e l’hanno chiamato semestre», spiega una studentessa. Un’altra aggiunge: «È stato abbastanza complicato, soprattutto fisica. Sono uscita provata».
Le testimonianze si sommano con una costante: la sensazione di una preparazione insufficiente. «Siamo stati lasciati a noi stessi, le esercitazioni erano incomplete e le lezioni troppo concentrate», dicono diversi ragazzi. C’è chi ha affrontato le prove con rassegnazione: «Forse è andato bene, ma solo perché confido nel secondo appello».
E anche tra chi ha trovato qualche prova più gestibile — «Biologia fattibile, chimica molto bene» — torna lo stesso messaggio: «Il carico è stato enorme, e in troppo poco tempo».
“Il numero chiuso non è sparito”: le critiche al nuovo modello
Il tema più ricorrente, però, è la selezione. «Alla fine il numero chiuso non è sparito: hanno solo spostato la selezione di due mesi», commenta uno studente. «Era meglio il vecchio test: entravi o no, ma almeno non perdevi tempo».Un giudizio che trova conferma anche nei dati: gli atenei statali mettono a disposizione 19.707 posti sui 24mila complessivi per il 2025/26, molto meno del numero degli immatricolati che oggi hanno affrontato la prova. In alcune sedi — come Milano, Padova e Napoli — i candidati superano di gran lunga i posti disponibili per accedere al secondo semestre.
Proteste davanti agli atenei: volantini, ricorsi e salute mentale
Fuori dalle aule, la giornata è stata animata anche dalla mobilitazione delle associazioni UDU e Cambiare Rotta, che hanno distribuito volantini invitando gli studenti a valutare un ricorso quando usciranno le graduatorie nazionali.
Secondo loro, il nuovo sistema «non è meritocratico e pesa sulla salute mentale: solo 3 studenti su 10 entreranno davvero». Le associazioni parlano di «stress, insonnia, sensazione di abbandono» già nelle prime settimane di corso.
Tra le soluzioni proposte dagli studenti una su tutte: «Investire davvero nella sanità pubblica. Questo sistema non va in quella direzione».
Una prova decisiva: prossimo appuntamento il 10 dicembre
Il secondo — e ultimo — appello sarà il 10 dicembre, data cruciale per tutti coloro che oggi non si sono iscritti o non avranno superato il primo test. Solo chi otterrà tutti e tre gli esami potrà accedere al secondo semestre e procedere nel percorso.
Una giornata, quella di oggi, che non ha fatto che confermare dubbi e tensioni: il nuovo modello voleva superare la logica del “numero chiuso”, ma dagli studenti arriva un messaggio chiaro. La selezione c’è ancora. E la fatica pure.
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