ROMA – 21 novembre 2025. L’economia sociale non è più un comparto marginale, ma una vera infrastruttura di sviluppo. È il messaggio emerso questa mattina al Centro Congressi della Sapienza Università di Roma, dove il direttore di VITA Magazine Stefano Arduini ha dialogato con Lucia Albano, Sottosegretario al MEF, al centro del confronto sul Piano d’Azione Nazionale per l’Economia Sociale. Un piano che, nelle parole di Albano, «ha acceso un’attenzione incredibile» perché rappresenta «un’economia che va trattata come tale, con la dignità che merita».
Un’economia che genera valore sociale — e reale
Secondo i dati dell’Atlante dell’Economia Sociale, in Italia il settore vale oggi quasi il 9% del Pil, con 428 mila organizzazioni, 1,9 milioni di occupati e oltre 5,5 milioni di volontari. Una dimensione che conferma come l’economia sociale sia molto più di un “correttivo” del sistema: è un modello che crea valore, innova, rafforza le comunità e tiene insieme welfare, servizi e imprese.
Il Piano nazionale avviato dal MEF punta proprio a riconoscere questa funzione: stabilisce un quadro giuridico chiaro, promuove strumenti di finanza dedicata, sostiene la formazione e introduce la misurazione dell’impatto sociale. L’obiettivo è trasformare il settore in un terzo pilastro dell’economia reale, in grado di dialogare alla pari con pubblico e privato.
Una direzione giudicata urgente anche alla luce dei dati sociali: nonostante una crescita moderata del Pil, gli ultimi dieci anni hanno visto aumentare la povertà assoluta da 4,1 milioni a 5,7 milioni di persone. Un trend che evidenzia la necessità di un modello capace non solo di creare ricchezza, ma di redistribuirla e rigenerarla.
Albano: “È un’economia anticiclica, crea benessere e risposte ai bisogni”
Durante l’incontro Albano ha sottolineato la natura anticiclica dell’economia sociale: «crea benessere e una risposta ai bisogni, soprattutto nei momenti di crisi». L’impatto riguarda tanto le fasce più fragili – donne, giovani, lavoratori svantaggiati – quanto la competitività dei territori, grazie alle reti cooperative e ai processi di co-progettazione.
Al centro del suo intervento anche il concetto di sussidiarietà circolare, cardine del Piano:
«I soggetti sono le istituzioni, il terzo settore e il mercato» ha spiegato. «Le aziende vivono nel territorio e devono anche restituire risorse al territorio. Serve co-progettazione e cooperazione: penso anche al tema del welfare aziendale».
La sussidiarietà circolare, come definita a livello europeo, supera il modello verticale tradizionale e affida a pubblico, privato e terzo settore ruoli condivisi, responsabilità reciproche e governance collaborative.
La prospettiva europea: “L’Italia diventa un faro per lo sviluppo dell’economia sociale”
In collegamento da Bruxelles è intervenuta Sarah De Heusch, che ha evidenziato come il Piano italiano «legittimizzi le strategie dei governi per promuovere le economie sociali» e favorisca «un maggiore allineamento tra Paesi sulle politiche sociali». Un percorso che, secondo De Heusch, ha già collocato l’Italia «sulla mappa mondiale come un faro nello sviluppo dell’economia sociale». Pur riconoscendo che «molto è stato lanciato», ha ricordato che «i cambiamenti profondi richiedono tempo e implementazione».
Un dibattito ampio, tra visione e concretezza
Nel corso dell’evento il confronto si è allargato alle prospettive operative del Piano, grazie ai contributi di Gabriele Sepio (Fondazione Terzjus), Gaetano Mancini (Confcooperative), Giancarlo Moretti (Forum del Terzo Settore), Andrea Battistoni (INAPP) ed Elisa Furnari (Fondazione Ebbene).
Attraverso approcci differenti ma complementari, tutti hanno insistito su un punto: per diventare davvero una politica industriale, l’economia sociale deve essere integrata nelle filiere produttive, nella programmazione pubblica, nei piani territoriali e nelle strategie di transizione ecologica e digitale. Non come elemento accessorio, ma come infrastruttura di sviluppo.
Gargiulo: “I giovani devono contaminare questo settore con visioni e talenti”
A chiudere il convegno è stato Marco Gargiulo, presidente nazionale del Consorzio Idee in Rete, che ha posto l’accento sul ruolo delle nuove generazioni:
«I giovani devono avvicinarsi a questi temi e contaminarci con le loro passioni, talenti e aspirazioni. L’economia sociale può essere molto vicina ai loro valori. E spero che questo tema entri sempre più nelle università, per creare un dialogo generazionale e nuove forme di operatività futura».
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