L’11 febbraio si celebra la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, istituita dalle Nazioni Unite per accendere i riflettori su un dato che continua a ripetersi, anno dopo anno: la scienza resta uno dei settori più segnati dal divario di genere.
Nonostante la crescita della partecipazione femminile all’università, l’accesso delle donne alle discipline STEM – Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica – resta diseguale, soprattutto nei percorsi più tecnici e nella ricerca. A livello globale, secondo i dati ONU, le donne rappresentano solo il 28% dei laureati in ingegneria e circa il 40% in informatica e computer science. Nella ricerca scientifica la percentuale scende ulteriormente: solo un ricercatore su tre è donna.
Università sì, ricerca no: dove si apre la forbice
Il dato più significativo non riguarda l’ingresso negli studi universitari, ma la progressione delle carriere. Le studentesse sono sempre più presenti negli atenei, ma lungo il percorso accademico la presenza femminile tende a ridursi, soprattutto nei settori ad alta specializzazione e nei ruoli di ricerca avanzata.
Le ragioni non sono legate alle competenze, ma a barriere strutturali e sociali: minori opportunità di finanziamento, carriere più discontinue, difficoltà di accesso alle posizioni apicali e un carico di lavoro di cura che continua a pesare in modo sproporzionato sulle donne. Secondo le Nazioni Unite, le ricercatrici ricevono in media borse e fondi inferiori rispetto ai colleghi uomini e hanno percorsi professionali più brevi e meno stabili.
L’effetto pandemia sulle disuguaglianze
La pandemia da Covid-19 ha ulteriormente aggravato queste dinamiche. La chiusura delle scuole, l’aumento del lavoro domestico e dei carichi di cura, insieme alla crescita dei fenomeni di violenza, hanno colpito in modo particolare donne e ragazze, riducendo tempo, continuità e opportunità formative. Un impatto che rischia di produrre effetti di lungo periodo proprio sull’accesso delle giovani alle carriere scientifiche.
Come ha ricordato il Segretario generale dell’ONU António Guterres, “abbiamo bisogno delle prospettive femminili per assicurarci che la scienza e la tecnologia funzionino per tutti”. Una scienza costruita senza una reale rappresentanza rischia di riflettere solo una parte della società.
Il ruolo delle Nazioni Unite e l’Agenda 2030
L’uguaglianza di genere è uno degli assi centrali dell’azione delle Nazioni Unite. In particolare, l’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 punta a eliminare le discriminazioni, garantire pari opportunità di leadership, valorizzare il lavoro di cura e rafforzare l’accesso delle donne alle tecnologie e all’innovazione.
La Giornata dell’11 febbraio non è quindi solo simbolica: serve a ricordare che la parità nelle STEM non è un tema settoriale, ma una condizione necessaria per uno sviluppo economico, scientifico e sociale più equo e sostenibile.
La domanda, oggi, è questa: quante potenziali scienziate il sistema perde lungo il percorso, prima ancora che possano davvero provarci?
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