Si è svolto oggi, 16 febbraio 2026, nell’Aula Magna di via Festa del Perdono, il primo dei due incontri promossi dall’Università degli Studi di Milano in vista del referendum sulla Magistratura 2026.
Un appuntamento pensato per offrire strumenti di comprensione e confronto, mettendo a dialogo sostenitori del SÌ e del NO su uno dei temi più delicati del dibattito pubblico: la riforma dell’ordinamento giudiziario e la separazione delle carriere.
Il ruolo dell’università come presidio democratico
Ad aprire l’incontro è stata la rettrice Marina Brambilla, che ha richiamato il valore della partecipazione al voto in una fase storica segnata da un crescente astensionismo.
«Come sappiamo la partecipazione al voto è un pilastro fondamentale su cui si regge la nostra democrazia, eppure proprio negli ultimi anni abbiamo assistito a un grande calo alle urne. L’astensionismo indebolisce il dibattito democratico. Come università pubblica sentiamo di avere una responsabilità importante come spazio di presidio democratico».
Un passaggio che ha definito il senso dell’iniziativa: non orientare il voto, ma favorire un confronto rigoroso, pluralista e accessibile.
Le ragioni del SÌ: “Non è una riforma di parte”
Il confronto, moderato dal professor Gian Luigi Gatta, ha visto intervenire per il SÌ, tra gli altri, l’avvocato Antonino La Lumia, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano.
«Sembra quasi che questa sia la riforma del governo e della destra, ma non è così: è stata votata dal Parlamento e anche da esponenti che non fanno parte del governo. Questa è un’esigenza sentita da una larga parte della democrazia», ha dichiarato La Lumia.
Al centro della posizione favorevole, la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. «Il Csm non è un organo di rappresentanza, ma è sbagliato considerarlo come tale: non è un sindacato, non rappresenta i magistrati, ma è un organo previsto dalla Costituzione che si occupa delle carriere», ha aggiunto.
Per i sostenitori del SÌ, la riforma risponderebbe all’esigenza di rendere più chiari e distinti i ruoli all’interno dell’ordine giudiziario, rafforzando imparzialità e trasparenza.
Le ragioni del NO: “Il CSM è garanzia di indipendenza”
Di segno opposto l’intervento di Guglielmo Leo, già magistrato e presidente dell’Articolazione di Milano del Comitato a difesa della Costituzione.
«Il Csm nel proprio compito di organo di garanzia dell’indipendenza della magistratura elabora strategie nella cornice della legge, ed è fondamentale», ha affermato Leo.
Per i sostenitori del NO, il nodo centrale resta la tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, principio costituzionale che verrebbe messo in discussione da una modifica strutturale delle carriere. Il CSM, in questa prospettiva, non è un organismo corporativo, ma uno strumento di equilibrio tra poteri.
Spazio alle domande e al confronto pubblico
L’incontro si è concluso con un ampio spazio dedicato alle domande del pubblico, a conferma della volontà dell’Ateneo di promuovere un dibattito aperto e informato su un referendum destinato a incidere sull’assetto della giustizia italiana.
Con questa iniziativa, la Statale di Milano ribadisce il proprio ruolo di luogo di approfondimento critico e confronto civile, in un momento in cui la partecipazione consapevole diventa elemento decisivo per la qualità della democrazia.
Un secondo appuntamento di approfondimento è previsto nelle prossime settimane.
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