Le tende davanti agli atenei tornano a raccontare una difficoltà concreta: poter frequentare l’università e riuscire a pagare una stanza nella città in cui si studia. Dopo le iniziative delle scorse settimane a Milano e Napoli, il 12 ottobre la protesta ha raggiunto anche Montecitorio e diversi campus italiani, riportando il costo dell’abitare al centro del confronto sul diritto allo studio.
La mobilitazione coinvolge organizzazioni differenti, con campagne e richieste proprie. Il terreno comune è la distanza tra la possibilità di iscriversi a un corso e le condizioni economiche necessarie per frequentarlo.
Da Milano a Napoli, fino a Montecitorio
Il 23 settembre le tende sono ricomparse alla Statale di Milano, in via Festa del Perdono. Il collettivo Cambiare Rotta ha contestato i criteri di assegnazione degli alloggi e chiesto studentati pubblici, gratuiti e di qualità.
Il 1° ottobre, alla Federico II di Napoli, i Collettivi Autorganizzati Universitari hanno installato tende nel cortile di Porta di Massa. Al centro della protesta, la richiesta di posti a prezzi calmierati e a gestione pubblica.
Il 12 ottobre l’Unione degli Universitari ha portato la campagna “Cara Italia, quanto ci costi?” davanti al Parlamento e negli atenei. La mobilitazione ha coinvolto, tra le altre città, Milano, Bologna, Genova, Pavia e Lecce.
Alla Sapienza, la casa incontra il problema del lavoro
Sempre il 12 ottobre, davanti alla Minerva della Sapienza, è comparsa l’iniziativa “Piamo casa”, promossa da un insieme di movimenti studenteschi, collettivi, spazi sociali e organizzazioni giovanili.
Qui la rivendicazione collega esplicitamente il costo degli alloggi alle condizioni del lavoro: retribuzioni insufficienti e precarietà vengono indicate dai partecipanti come ostacoli all’autonomia.
Il tema si allarga così oltre la popolazione universitaria. Nelle richieste dei manifestanti, poter abitare una città riguarda anche chi sta cercando il primo impiego o ha iniziato a lavorare senza raggiungere un’indipendenza economica.
Perché proprio una tenda
La forza di questa forma di protesta sta nella sua immediatezza. Una tenda davanti a un’università rende visibile il problema della casa nel luogo in cui si esercita il diritto allo studio.
È anche una richiesta rivolta alle istituzioni: l’accesso alla formazione si misura nelle condizioni materiali che permettono di restare in una città, seguire le lezioni e affrontare il percorso universitario.
L’UDU chiede almeno 7 miliardi di euro per università pubblica e diritto allo studio e contesta il modello di intervento sugli alloggi finanziati dal PNRR. Si tratta di una rivendicazione politica, sulla quale l’organizzazione sollecita una risposta del Governo.
Studentati PNRR: finanziati e disponibili sono due numeri diversi
Il Ministero dell’Università presenta il Piano Housing come uno strumento per ampliare l’offerta abitativa, attraverso il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati.
La piattaforma ufficiale sull’housing universitario indica, per il PNRR, circa 63.200 posti alloggio con contributo, sostenuti da 1,25 miliardi di euro. Nella distinzione temporale riporta 31.858 posti già disponibili e 31.334 previsti nel 2027, sulla base di dati aggiornati a settembre 2026.
Queste cifre descrivono il programma e il suo stato di realizzazione. Non indicano quante camere siano ancora libere e prenotabili oggi.
Per chi cerca una stanza, contano anche la città, il prezzo effettivo, i requisiti e le modalità di assegnazione.
Il confronto si misurerà sull’accessibilità
La protesta pone una questione che il solo numero nazionale dei posti letto non esaurisce: quanti studenti riescono realmente ad accedere agli alloggi e a sostenerne il costo?
Una residenza può aumentare l’offerta e lasciare comunque aperto il problema di chi non rientra nelle graduatorie o non riesce a pagare la tariffa richiesta. È su questo rapporto tra disponibilità e accessibilità economica che si concentra il conflitto.
Le tende riportano dunque una domanda nelle piazze universitarie: quanto deve pesare il reddito della famiglia sulla possibilità di scegliere dove studiare?
Prossima lettura: Studentati PNRR, il 30% dei posti è gratuito? Cosa prevedono i bandi sugli affitti.





