La maggior parte delle persone laureate nel 2025 sono donne: rappresentano il 59,6% del totale, quota tendenzialmente stabile negli ultimi dieci anni. È quanto emerge dal XXVIII Rapporto Almalaurea su Laurea e Occupazione presentato oggi. Come si legge nello studio, rimane comunque lo squilibrio nelle discipline Stem, dove la componente femminile si è fermata al 40,5%, anche questa è una quota stabile negli ultimi dieci anni. Le donne sono però maggioranza netta nei gruppi educazione e formazione (94,2%), linguistico (83,5%), e psicologico (81,5%), e nettamente minoranza nell’informatica e tecnologie Ict (14,8%),e nell’ingegneria industriale e dell’informazione (25,6%).
Quanto all’origine sociale, l’università continua ad attrarre studentesse e studenti da contesti relativamente più favoriti: la quota di chi ha almeno un genitore laureato è salita al 34,7% (dal 28,5% del 2015) e tocca il 46,3% tra le persone laureate nei corsi magistrali a ciclo unico. In generale, la regolarità negli studi ha riguardato il 60,4% delle persone laureate, mentre l’età media al conseguimento del titolo si è attestata a 26,3 anni. Il voto medio di laurea è di 102,8 su 110. L’89,1% delle persone laureate ha poi espresso una soddisfazione complessiva per l’esperienza universitaria e il 72,1% ripeterebbe senza esitazioni la stessa scelta, confermando corso e ateneo.
In aumento tasso di occupazione tra i laureati
A un anno dal titolo il tasso di occupazione tra chi ha conseguito una laurea di primo livello ha raggiunto l’81,2%, l’80,8% nel secondo livello. In aumento rispettivamente di +2,6 e +2,2 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente. Mentre a cinque anni dalla laurea l’occupazione ha superato il 90%, toccando il 91,7% nel primo livello e il 94,4% nel secondo. È quanto emerge dal XXVIII Rapporto Almalaurea su Laurea e Occupazione presentato oggi. Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione a un anno è sceso al 9,2% nel primo livello e al 9,3% nel secondo. A cinque anni dal titolo la disoccupazione è scesa fino al 2,6%. Per quanto riguarda la retribuzione, a un anno dalla laurea quella mensile netta in media è di 1.491 euro nel primo livello e 1.495 euro nel secondo. A cinque anni dal titolo si è saliti a 1.796 euro (primo livello) e 1.903 euro (secondo livello).
L’indagine, comunque, ha confermato divari strutturali. A parità di condizioni, gli uomini hanno mostrato il 13,7% di probabilità in più di essere occupati rispetto alle donne e una retribuzione superiore in media di 67 euro netti al mese. Emergono anche differenze territoriali: chi risiede al Nord ha avuto il 34,8% di probabilità in più di lavorare rispetto a chi risiede al Sud, divario che sale al 55,9% considerando l’area dell’ateneo. Inoltre, sul piano retributivo, chi lavora al Nord ha percepito in media 68 euro netti in più al mese rispetto a chi è occupato nel Mezzogiorno. Il divario di genere si accentua in presenza di figli. “A fronte di carriere universitarie mediamente migliori delle donne, più regolari negli studi e con voti di laurea più alti – si legge – permane quindi una loro minore valorizzazione nel mercato del lavoro”. L’indagine riporta anche i dati occupazionali, a un anno dal conseguimento del titolo, delle lauree professionalizzanti. Il tasso di occupazione, pur essendoci ancora pochi laureati, supera il 90% già a un anno dal conseguimento del diploma, i tempi di ingresso nel mercato del lavoro sono mediamente più brevi e l’attività lavorativa svolta valorizza le competenze acquisite all’università.
Leggi anche altre notizie su CorriereUniv



