Uno degli aspetti più frustranti per chi cerca lavoro è il silenzio dopo una candidatura. Curriculum inviato, lettera motivazionale personalizzata, magari un colloquio andato bene. Poi nulla. Non sempre è una questione di selezione: in alcuni casi, il posto per cui ci si è candidati non è mai esistito davvero.
Sono i cosiddetti “annunci fantasma” o ghost job: offerte pubblicate senza una reale intenzione di assumere.
Cosa sono gli annunci di lavoro falsi
Gli annunci di lavoro falsi non sono necessariamente truffe. Si tratta piuttosto di posizioni pubblicate per ragioni diverse dall’assunzione immediata. Il fenomeno riguarda soprattutto il settore terziario e si è intensificato con la crescita delle piattaforme online per il recruiting, come LinkedIn e Indeed, esplose durante e dopo la pandemia da Covid-19.
Secondo uno studio del giornale Il Post, il tema è diventato sempre più discusso anche in Europa, tanto che in Canada dal 2026 è entrata in vigore una normativa per limitare la pubblicazione di offerte non autentiche.
I dati: quanto è diffuso il fenomeno
Le ricerche più recenti mostrano numeri significativi:
- Secondo un’analisi del software di recruiting Greenhouse, tra Stati Uniti, Regno Unito e Germania fino al 22% degli annunci pubblicati nel 2024 non aveva una reale finalità di assunzione.
- Un altro studio, che ha esaminato oltre 91mila annunci nel Regno Unito in otto settimane, ha stimato una percentuale ancora più alta: il 34% delle offerte era finto o non finalizzato a un’assunzione concreta.
Numeri che raccontano un mercato del lavoro sempre più opaco, in cui la trasparenza non è sempre garantita.
Perché le aziende pubblicano annunci fantasma
Le motivazioni possono essere diverse.
1. Costruire un’immagine di crescita
Pubblicare nuove posizioni aperte può trasmettere l’idea di un’azienda in espansione. Anche quando non c’è un reale bisogno di personale, l’annuncio serve a comunicare solidità, sviluppo, dinamismo.
2. Raccogliere curriculum per il futuro
Molte aziende utilizzano gli annunci come strumento di raccolta passiva di candidati. Anche se non stanno assumendo, accumulano CV utili per eventuali necessità future.
Questo consente anche di monitorare il mercato: quali competenze sono disponibili? Qual è il livello medio di esperienza? Quali richieste salariali emergono?
3. Ottenere dati e contenuti gratuitamente
Gli annunci fantasma possono servire anche a raccogliere grandi quantità di dati sui candidati, utilizzati per:
- analisi di mercato;
- mappature di competenze;
- addestramento di modelli di intelligenza artificiale.
In alcuni casi, il processo di selezione viene strutturato in modo da ottenere lavoro gratuito. Candidati chiamati a svolgere task complessi, simulazioni, progetti articolati: attività che, di fatto, sostituiscono lavoro interno.
Nel 2022, un giovane architetto raccontò a Vice di aver scoperto che molte delle sue proposte progettuali, presentate durante una selezione, erano state poi realizzate senza alcun riconoscimento o compenso.
4. Pressione psicologica interna
Un altro uso meno evidente riguarda i dipendenti stessi. Pubblicare annunci – talvolta anche per ruoli già coperti – può diventare uno strumento di pressione: il messaggio implicito è che il posto non è garantito e che esistono potenziali sostituti pronti.
Quali sono le conseguenze per chi cerca lavoro
Gli effetti sono concreti:
- perdita di tempo ed energie emotive;
- frustrazione e senso di inadeguatezza;
- distorsione della percezione del mercato del lavoro;
- sfruttamento creativo o professionale senza compenso.
In un contesto in cui il lavoro è già segnato da precarietà e competizione, gli annunci di lavoro falsi aggiungono un ulteriore livello di incertezza.
Come riconoscere un possibile ghost job
Non esistono regole certe, ma alcuni segnali possono far sospettare:
- annunci ripubblicati identici per mesi;
- descrizioni vaghe e generiche;
- assenza di informazioni su tempistiche o responsabili;
- selezioni con richieste di lavoro molto articolato senza contratto preliminare.
Il tema degli annunci di lavoro falsi non riguarda solo le grandi economie anglosassoni. Con la digitalizzazione delle selezioni e l’uso crescente di piattaforme online, la questione tocca sempre più da vicino anche l’Italia.
Per chi cerca lavoro, la consapevolezza è il primo strumento di tutela. Per le aziende, invece, la trasparenza diventa una questione di reputazione e fiducia. In un mercato già fragile, la credibilità è un capitale che non può essere sprecato.
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