Camerino, 31 gennaio 2026 – Come si ricostruisce un territorio dopo un terremoto? E soprattutto: come si evita di intervenire sempre e solo in emergenza, senza una strategia di lungo periodo? Sono queste le domande al centro della giornata di approfondimento che si è svolta ieri a Camerino, nel cuore dell’Appennino centrale, uno dei territori più colpiti dal sisma del 2016.
L’incontro, ospitato presso il Polo di Geologia dell’Università di Camerino, ha riunito accademici, enti di ricerca e rappresentanti delle istituzioni per discutere il ruolo della ricerca scientifica nei processi di ricostruzione fisica, economica e sociale dei territori colpiti da eventi naturali estremi.
Dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione
Il tema centrale del confronto è stato il superamento dell’approccio emergenziale che ha spesso caratterizzato le politiche di ricostruzione in Italia. L’obiettivo condiviso è rafforzare una visione fondata su prevenzione, sicurezza strutturale, resilienza e sviluppo sostenibile, capace di integrare competenze tecniche, economiche e sociali.
Alla giornata hanno partecipato il Rettore dell’Università di Camerino Graziano Leoni, il Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione del sisma 2016 Guido Castelli e il prof. Romano Benini, consulente della struttura commissariale. La loro presenza ha evidenziato la crescente attenzione istituzionale verso un modello di ricostruzione basato su conoscenza scientifica, coordinamento e pianificazione di lungo periodo.
Università e centri di ricerca in rete
Il confronto ha coinvolto numerosi atenei e enti di ricerca italiani, a conferma del carattere nazionale – e non locale – della sfida. Tra i soggetti coinvolti figurano l’Università di Perugia, l’Università dell’Aquila, l’Università Politecnica delle Marche, l’Università di Chieti-Pescara e l’Università di Macerata, insieme a importanti enti nazionali come INGV, CNR, ENEA e INFN.
L’idea condivisa è che la ricostruzione non possa essere affidata a interventi isolati, ma richieda reti stabili di ricerca, capaci di produrre dati, modelli e soluzioni applicabili alle politiche pubbliche.
Il contesto: cos’è STRIC e perché nasce a Camerino
All’interno di questo quadro si inserisce STRIC, il Centro internazionale per la ricerca sulle Scienze e Tecniche della Ricostruzione, progetto coordinato dall’Università di Camerino e finanziato dalla Struttura del Commissario per la Ricostruzione. STRIC non è il tema dell’incontro, ma lo strumento attraverso cui rendere strutturale questo approccio.
Il centro è pensato per ospitare laboratori sperimentali avanzati – tra cui un simulatore sismico con caratteristiche uniche a livello europeo – e per sostenere ricerca applicata, formazione avanzata e trasferimento tecnologico nel campo della sicurezza e della prevenzione del rischio.
Una sfida che riguarda tutto il Paese
La discussione conclusiva ha messo in evidenza come la ricostruzione post-sisma non sia solo una questione tecnica, ma una sfida che riguarda coesione sociale, politiche territoriali e futuro delle aree interne. Camerino diventa così un laboratorio a cielo aperto per ripensare il modo in cui l’Italia affronta i disastri naturali: non più solo reagendo, ma programmando.
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