La parità di genere resta un obiettivo lontano anche nel cuore del sistema universitario italiano. A dirlo è uno studio dell’Osservatorio Talents Venture, che fotografa una realtà ancora fortemente sbilanciata: oltre il 70% dei dipartimenti universitari è guidato da uomini.
Quasi 900 dipartimenti analizzati
La ricerca, intitolata “I dipartimenti: cosa ci racconta il cuore del sistema accademico?”, si basa su una mappatura qualitativa dei siti istituzionali degli atenei italiani. In totale sono stati censiti 898 dipartimenti distribuiti in 91 università, con una media di circa dieci dipartimenti per ateneo.
Le università con il maggior numero di dipartimenti sono Roma Sapienza (57), Padova (32) e Bologna e Milano (31). All’estremo opposto, undici atenei presentano un solo dipartimento, spesso per dimensioni ridotte o forte specializzazione.
Governance universitaria: il divario resta strutturale
Il dato più critico riguarda la governance: il 72% dei dipartimenti è diretto da figure maschili. In 75 università la maggioranza delle direzioni è affidata a uomini e in 17 atenei non c’è nemmeno una donna alla guida di un dipartimento.
Un quadro che riflette quanto accade anche ai vertici degli atenei: secondo i dati del Ministero dell’Università e della Ricerca, nel 2024 solo 16 rettori su 92 erano donne.
Poche eccezioni alla regola
La parità di genere nelle direzioni dei dipartimenti si registra soltanto in sei università, prevalentemente di dimensioni medio-piccole. In dieci atenei, invece, le direttrici sono addirittura prevalenti, ma si tratta quasi sempre di realtà con uno o due dipartimenti attivi.
Nel complesso, lo studio conferma un divario di genere strutturale, che tende a ridursi solo in contesti molto piccoli o altamente specializzati.
Donne e carriera accademica: meno spazio ai vertici
I dati coincidono con quanto emerge dall’ultimo focus del MUR sul personale universitario. Nel 2024, le donne rappresentano il 43% di docenti e ricercatori, ma la forbice si allarga con l’avanzare della carriera: tra i professori ordinari gli uomini sono il 71%.
L’equilibrio di genere è presente solo nelle fasce più giovani, mentre oltre i 65 anni la presenza maschile arriva a sfiorare il 70%.
Il quadro generale del lavoro femminile
Il problema non riguarda solo l’università. Secondo il Gender Policy Report 2025 dell’Inapp, l’occupazione femminile è cresciuta tra il 2021 e il 2024, ma il divario resta ampio: 53,3% di occupazione femminile contro il 70% maschile.
Restano elevati anche i tassi di inattività e le disuguaglianze salariali. Nel 2024, oltre il 71% dei lavoratori a bassa retribuzione è donna, con una probabilità di percepire salari bassi quasi tripla rispetto agli uomini.
Un divario che parte dall’alto
I dati mostrano come il gender gap non sia solo una questione di accesso al lavoro, ma di progressione e leadership. Università e mercato del lavoro continuano a riprodurre barriere invisibili che limitano la presenza femminile nei ruoli decisionali, confermando una disuguaglianza che parte dall’alto e si riflette su tutto il sistema.
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