CorriereUniv.it
  • Home
  • Scuola
  • Università
  • Lavoro
  • Video
  • Contatti
No Result
View All Result
CorriereUniv
  • Home
  • Scuola
  • Università
  • Lavoro
  • Video
  • Contatti
No Result
View All Result
CorriereUniv

Italia ultima per numero di giovani laureati. E uno su sei capisce solo testi semplici: il report

Marco Vesperini by Marco Vesperini
9 Settembre 2025
in News
A A
Inizia il semestre filtro a Medicina. Gli studenti di Tor Vergata a Corriereuniv: “C’è più ansia ma abbiamo anche piani B”

Medicina - prima lezione del semestre filtro a Tor Vergata - Marco Vesperini

Italia rimane fanalino di coda per numero di laureati. Solo un giovane su tre riesce a tagliare il traguardo contro una media Ocse che sfiora il 50 per cento. Pochi come sono, dovrebbero essere ricercatissimi e apprezzatissimi dal mercato. I laureati italiani non solo faticano a trovare un lavoro, ma quando lo trovano sono pagati male. O meglio: guadagnano solo un terzo in più di chi ha in tasca il semplice diploma, mentre negli altri Paesi i laureati guadagnano una volta e mezza in più. Ma il dato più drammatico di “Education at a Glance 2025″, il rapporto annuale sullo stato dell’istruzione nel mondo, è quello che riguarda le competenze (mancate) degli adulti. Più di un italiano su tre tra i 25 e i 64 anni è in grado di comprendere solo testi brevi che adoperano un vocabolario semplice. L’Ocse li definisce adulti con “un basso livello di alfabetizzazione“: una condizione di svantaggio assoluto che ha conseguenze drammatiche non solo sulle opportunità di impiego, ma più in generale sul benessere, sulla salute, sulla capacità di gestire i risparmi, di reperire informazioni corrette in Rete, sulla fiducia negli altri e nelle istituzioni. Da noi rappresentano il 37 per cento della popolazione, contro una media Ocse del 27 per cento. E, quello che è ancora più sconvolgente, il 16 per cento dei laureati: un laureato su sei (la media Ocse è pari al 10 per cento).  

Poche si laureano in Stem

La percentuale di giovani laureati in Italia è ferma al 32 per cento, contro il 40 per cento dei 25-34enni tedeschi e il 53 per cento dei francesi e degli spagnoli. Ultimi in Europa, a parimerito con l’Ungheria, penultimi nel mondo: solo il Messico è più indietro (29 per cento).  I più svantaggiati sono quei ragazzi e quelle ragazze che provengono da famiglie con un basso tasso d’istruzione (massimo la terza media): solo il 15 per cento riesce a farcela. Ma nemmeno i figli dei laureati hanno la laurea in tasca: uno su tre si ferma prima. Rispetto agli altri Paesi da noi, poi, il titolo di laurea premia meno: in media un laureato italiano guadagna solo il 33 per cento in più di un semplice diplomato, rispetto al 54 per cento in più della media Ocse. A incidere negativamente potrebbe essere anche il fatto che da noi più di uno studente su tre si laurea in ambito umanistico o sociale (36 per cento contro il 22 per cento della media Ocse), mentre negli altri Paesi i due ambiti di laurea più popolari sono le cosiddette Stem (Scienze, Matematica, Ingegneria o Informatica) e Economia o Giurisprudenza (23 per cento ciascuno). 

In generale l’università italiana sconta il fatto di essere drammaticamente sottofinanziata: le spese totali per università e ricerca fra pubblico e privato sono pari all’1 per cento del Pil contro una media Ocse dell’1,4. Percentuale che scende allo 0,6 per cento se si guarda solo alla spesa pubblica: Francia e Germania investono l’1,1 per cento. A differenza della maggior parte degli altri Paesi, da noi la spesa pubblica per università e ricerca è più bassa di quella destinata alle scuole: uno studente universitario italiano costa allo Stato, cioè ai contribuenti, solo 8.992 dollari contro i 12.666 dollari di un alunno delle scuole elementari, medie e superiori e i 15.102 dollari di un suo collega dell’area Ocse.

Asili vuoti e basso reddito degli insegnanti

Fra i tantissimi dati contenuti nelle 584 pagine del rapporto Ocse ne segnaliamo ancora due. Il primo è quello relativo allo spopolamento delle nostre scuole: in dieci anni, fra il 2013 e il 2023, l’Italia ha perso un quarto dei bambini tra 0 e 4 anni. Il secondo è quello degli stipendi dei docenti  rispetto agli altri laureati: da noi una maestra (da 25 anni, ormai, anche per insegnare alle elementari ci vuole la laurea) guadagna il 33 per cento in meno rispetto a un altro laureato (contro una media Ocse del 17 per cento in meno).  Non solo: negli ultimi dieci anni il suo stipendio effettivo è diminuito del 4,4 per cento, mentre negli altri Paesi è aumentato mediamente del 14,6 per cento.  

Leggi anche altre notizie su CorriereUniv

Seguici su Instagram, TikTok e Facebook

Marco Vesperini

Marco Vesperini

Articoli Correlati

Iran, morti migliaia di giovani nelle proteste.Trump valuta opzioni di attacco. 
News

Iran, morti migliaia di giovani nelle proteste.Trump valuta opzioni di attacco. 

Alberto Trentini è libero. La madre dopo la scarcerazione: “La notizia che aspettavamo da 423 giorni”
News

Alberto Trentini è libero. La madre dopo la scarcerazione: “La notizia che aspettavamo da 423 giorni”

Calendario scolastico 2025/2026, quando inizia la scuola a settembre: le date regione per regione
News

4+2, nel Lazio 43 nuovi percorsi

Next Post

500 milioni di euro per Agenda Sud e Agenda Nord. Valditara: "Una scuola capace di unire l'Italia"

Apple lancia gli iPhone 17 Air e pro ultra-sottile

Apple lancia gli iPhone 17 Air e pro ultra-sottile

Facebook TikTok Instagram Youtube Twitter
CorriereUniv

ALL SOCIAL SRL
P.IVA 12873291004 N.
REA RM-1406694

Menu

  • Lavoro
  • Scuola
  • Università
  • Video
  • Contatti

Link Utili

  • Privacy Policy
  • cookie
  • Mini Guide di Orientamento

© 2025 CorriereUniv - Scuola | Università | Lavoro

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Add New Playlist

No Result
View All Result
  • Home
  • Scuola
  • Università
  • Lavoro
  • Video
  • Contatti

© 2025 CorriereUniv - Scuola | Università | Lavoro

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.