Vince il concorso per presidi, ma è già in pensione

Salvo Intravaia su Repubblica ha raccontato la storia di Maria Antonietta Cucciniello, tra ricorsi, bocciature e leggi ad hoc. La sua battaglia è iniziata nel 2004: oggi ha ottenuto quello che voleva, ma è troppo tardi…

 

Dopo dieci anni di carte bollate, vince il concorso a preside. Ma è già in pensione. Quella di Maria Antonietta Cucciniello è una storia tipicamente italiana fatta di concorsi, bocciature “ingiuste”, ricorsi ai giudici che non finiscono mai, leggi ad hoc e italiani che non si arrendono e credono nella giustizia. “Non mi arrendo e andrò avanti per coronare il mio sogno”, dice la professoressa Cucciniello, che dopo avere ottenuto giustizia non potrà sedere sulla poltrona di preside che si è conquistata a fatica perché è stata collocata in pensione forzosa. “Ho una serie di ricorsi ancora in piedi e spero di ottenere ancora giustizia”, continua. La sua avventura inizia nel 2004, quando viene bandito il concorso a preside in ambito regionale. All’epoca aveva 55 anni. In Sicilia vengono messi in palio 200 posti, ma a presentare la domanda sono oltre 4mila. La prima selezione è per titoli e in mille e 400 approdano alle prove scritte. Dopo la correzione degli scritti e la prova orale il drappello di aspiranti presidi siciliani si riduce a 426.

La nostra prof di Italiano alle medie viene bocciata agli scritti. Ed è fuori dai giochi. Ma lei non si arrende e si rivolge ai giudici. Intanto, i superstiti seguono il corso di formazione e vengono assunti. Ma nel 2009 arriva la doccia fredda. Il Consiglio di giustizia amministrativa – che in Sicilia equivale al Consiglio di stato – annulla le prove scritte della selezione: la commissione viene giudicata irregolare durante la correzione degli scritti, in quanto formata non da tre ma, in alcuni momenti, anche da due soli componenti. Ma trapelano anche alcune indiscrezioni preoccupanti: compiti di diverse facciate corretti in pochi secondi e compiti pieni di errori varati come se fossero immacolati. Così, i 200 neopresidi rischiano di ritornare ad insegnare. La situazione si fa imbarazzante e dopo mille polemiche interviene il Parlamento con una legge che stabilisce come ricorreggere gli scritti: i vincitori di concorso si produrranno in un elaborato in cui ripercorreranno l’esperienza di preside maturata nel frattempo; ai bocciati verranno ricorretti i vecchi scritti. La Cucciniello, assieme ad una quarantina di colleghi, riesce a farcela mentre gli altri mille vengono bocciati nuovamente.

E siamo al 2013. Nel frattempo, nel 2012, la prof Cucciniello ha tagliato il traguardo dei 40 anni di contribuzione e viene collocata in pensione coatta. Ma si rivolge al giudice del lavoro contro il pensionamento forzoso e chiede di potere seguire il corso di formazione e di sostenere l’esame finale che conclude l’avventura. Lo scorso 8 agosto viene pubblicata la graduatoria definitiva: è al 21° posto. Ma per occupare la poltrona che le spetterebbe, deve ancora aspettare il pronunciamento di un giudice contro il pensionamento forzoso. “E’ stato difficile questo periodo – ammette – Ho dovuto vendere una casa per pagare le spese degli avvocati. Ma sono soddisfatta. Rinuncerei anche al risarcimento dei danni subiti se mi assumessero”

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