Varata la manovra finanziaria, gli studenti sono i primi a pagare

Fumata nera per l’Unione degli Universitari e la Rete degli Studenti Medi: “così si tutelano gli interessi di pochi”.

Fumata nera per l’Unione degli Universitari e la Rete degli Studenti Medi: “così si tutelano gli interessi di pochi”

Niente pensione anticipata per chi ha già riscattato servizio militare e laurea. Gli anni passati sui libri o in una caserma non saranno più utili per raggiungere anticipatamente l’anzianità lavorativa. L’ultima manovra finanziaria varata dal Governo allontana fino a 7 anni l’età pensionabile per chi aveva puntato sugli anni universitari. Uno scalone che andrebbe a colpire specialmente i medici, che in media non iniziano a lavorare prima dei 30 anni, dopo un percorso tutto in salita tra laurea e specializzazioni.

E mentre ad Arcore la fumata bianca rende i vertici del governo più tranquilli, una fumata nera sta investendo tutte le associazioni toccate dal provvedimento. A parlare di ennesimo provvedimento che va a colpire gli universitari e in maniera evidente i percorsi di alta formazione e i laureandi in medicina, è l’Unione degli Universitari (UDU) e La Rete degli Studenti Medi. “E’ l’ennesimo attacco al ruolo dell’università e della formazione nel nostro Paese – denunciano in un comunicato –  il risultato di questa politica è: colpire direttamente chi ha deciso di studiare e disincentivare le iscrizioni future, già in preoccupante calo dopo i provvedimenti a firma dei Ministri Gelmini-Tremonti”.

“Davanti a una manovra che sembra figlia di nessuno, – scrivono nel comunicato – non possiamo che prendere atto che il Governo, ostaggio di correnti interne ai partiti di maggioranza e delle lobbies di questo Paese, faccia gravare i sacrifici sulle spalle dei più deboli”. Marco Meloni, responsabile Università del Pd, invece, in queste ore si sta chiedendo che cosa ne pensi la Gelmini di questa manovra. “Se fosse un ministro dell’Università degno della delega – sottolinea Meloni – sarebbe in prima fila a difendere l’idea che quegli anni vanno riscattati perché sono sostanzialmente equiparati, per il periodo legale della durata dei corsi di studio, a una attività lavorativa. Sarebbe in prima fila a contrastare questa disastrosa logica per cui studiare non vale quanto lavorare, per cui studiare è, in pratica un disvalore, una perdita di tempo che si sconta al momento di andare in pensione”.

Intanto un primo appuntamento è già stato fissato tra gli indignati dalla manovra. Il 6 settembre accanto alle lavoratrici e ai lavoratori, scenderanno anche le associazioni degli studenti per chiedere “l’immediato ritiro di questa manovra per la costruzione insieme di una manovra più equa e sostenibile che parta da una seria lotta all’evasione, maggiore equità sociale e un investimento vero nel mondo della conoscenza”.

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